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Perugia, il mercato immobiliare frena nell'anno del Covid. In calo anche i prezzi

Sabrina Busiri VIci
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“Mentre a livello nazionale il 2020 si è concluso al di sopra delle aspettative, fenomeno per lo più riconducibile al tema della liquidità che ha sostenuto gli acquisti immobiliari soprattutto nelle province (+10%), lo stesso non si può dire del mercato immobiliare residenziale di Perugia”. E’ il quadro che emerge dall’analisi del primo osservatorio Nomisma 2021. Secondo quanto riporta lo studio della società, il mercato residenziale locale nel 2020 ha registrato una flessione delle compravendite pari al -10% (dati Agenzia delle entrate), portando il numero di scambi sui livelli del 2017, dopo un incremento nel 2019 di oltre otto punti dato che lasciava ben sperare.

La domanda appare orientata prevalentemente all’acquisto (61,4%, +8 punti percentuali rispetto al corrispettivo valore dell’indagine di marzo 2020), probabilmente perché spinta dagli incentivi del Governo, a discapito della locazione che rimane la soluzione per fronteggiare la scarsa disponibilità economica e per rispondere alla precarietà del lavoro. Il lockdown ha modificato le esigenze dei cittadini. Si prediligono infatti soluzioni di ampia metratura con giardino, esigenza per cui la domanda è disposta ad allontanarsi anche dal centro cittadino. I prezzi – rileva Nomisma – hanno registrato continui cali in misura più marcata rispetto ai dati medi nazionali. L’usato registra flessioni più evidenti (-2,5% su base annua) rispetto al nuovo, che si attesta al -1,7%. È pari al -1% la variazione annuale dei canoni, mentre l’andamento delle tempistiche medie di locazione appare in contrazione, complice il timore di nuovi periodi di lockdown con conseguente slittamento della chiusura della trattativa. L’andamento dicotomico tra prezzi e canoni ha determinato un aumento dei rendimenti lordi da locazione con significative differenze tra il centro della città (5,4%) e le aree periferiche (+6,2%).

Anche il settore non residenziale osserva complessivamente, nel 2020, una flessione delle compravendite di circa 10 punti percentuali su base annua. Tuttavia, le dinamiche sono diverse tra i vari comparti. Il settore produttivo registra il calo maggiore (-54% rispetto al 2019) con un numero di scambi più contenuto nella seconda parte del 2020 rispetto ai primi sei mesi dell’anno. Viceversa, uffici e negozi evidenziano un aumento delle trattative negli ultimi mesi dell’anno. Un dato meritevole di attenzione è il numero di scambi del settore direzionale che, con sessanta accordi conclusi nel 2020 rispetto ai 32 del 2019, registra un +88%, del tutto in controtendenza non solo con gli altri comparti del non residenziale del capoluogo umbro ma anche con quanto osservato a livello nazionale. Il 55% degli operatori interpellati tende ad essere ottimista e dichiara che nel corso del 2021 il mercato delle compravendite recupererà i livelli di attività persi nel 2020, ma le previsioni di Nomisma indicano una ulteriore flessione dei volumi.