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Vaccini, in Umbria segnalate da inizio anno 835 reazioni avverse sospette: il 79 per cento sono donne

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In Umbria sono state segnalate 835 reazioni avverse sospette ai vaccini dall'inizio dell'anno. E sono le donne ad essere più colpite. Nello specifico, dall'1 gennaio al 22 marzo, risultano inseriti nella Rete nazionale di farmacovigilanza 835 casi su un totale di 79.312 dosi somministrate. Lo ha reso noto la direzione regionale alla salute.

 

La percentuale di segnalazioni sul totale delle dosi somministrate è pari all’1,05 per cento. Il tasso di segnalazione per 100mila dosi in Umbria, pari a 1.050/100mila dosi, è sostanzialmente in linea con il dato medio nazionale che è di 729 segnalazioni per 100mila abitanti. Nel 79 per cento dei casi, la reazione avversa ha interessato le donne. Nel 96 per cento dei casi (799 su 835) si è trattato di una reazione avversa giudicata "non grave". Al momento della segnalazione, l’86 per cento (722 su 835) delle reazioni avverse segnalate era definitivamente risolto, il 4 per cento (34 su 835) è stato giudicato in "miglioramento", l’8 per cento (70 su 835) risultava "non ancora guarito", l’1 per cento  (7 su 835) riportava una "risoluzione con postumi".

 

In circa l’1 per cento(3 su 835) delle segnalazioni il dato di esito non era disponibile. Relativamente al tipo di reazione avversa, sono state segnalate prevalentemente quelle già note per questi vaccini. Tra le principali: reazioni locali o sistemiche (febbre, brividi, dolore in sede di iniezione, stanchezza, malessere) in circa il 33 per cento dei casi; reazioni interessanti il sistema muscoloscheletrico (mialgia, artralgia) circa il 20 per cento dei casi; disturbi interessamento il sistema nervoso (cefalea, parestesie) circa il 18 per cento dei casi; disturbi del tratto gastrointestinale (nausea, diarrea) nel 9 per cento dei casi. La durata media delle reazioni è stata di circa quattro giorni. Nella maggior parte dei casi il segnalatore della reazione avversa è stato il medico (56 per cento), seguito dal farmacista e dal cittadino (entrambe 16 per cento) e da altro operatore sanitario (12 per cento).