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Barbara Corvi, l'ipotesi del corpo sciolto nell'acido. Stessa fine della cognata

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Barbara Corvi potrebbe essere stata uccisa nell'acido. E' l'ipotesi sulla fine della donna scomparsa da Amelia, in provincia di Terni, nel 2009. Aveva 35 anni e dal 27 ottobre di quell'anno di lei non si seppe più nulla. Ora è stato arrestato il marito, Roberto Lo Giudice, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo gli inquirenti avrebbe agito insieme al fratello Maurizio, anche lui indagato. Per anni si sarebbero nascosti dietro un groviglio di depistaggi e messe in scena, ma ora sarebbero stati incastrati da una intercettazione ambientale: "Penso che sia stata sciolta nell'acido", parole pronunciate da un soggetto di cui ancora non è stata rivelata l'identità. Ma alle indagini avrebbero contribuito anche alcuni collaboratori di giustizia che un tempo facevano parte del clan Lo Giudice. Del caso stasera in tv, 31 marzo, tornerà ad occuparsi Chi l'ha visto?, la trasmissione di Rai 3 condotta da Federica Sciarelli

Barbara Corvi sarebbe stata uccisa per gelosia, per una relazione che portava avanti fuori dal matrimonio, un comportamento che nel codice d'onore della 'ndrangheta va lavato con il sangue. Non è escluso che nella coppia i problemi erano legati anche ai debiti accumulati dalla piccola ferramenta che Barbara e il marito gestivano ad Amelia. E la sua fine sembra uguale a quella della cognata, Angela Costantino, moglie di un altro Lo Giudice, scomparsa nel nulla nel 1994. Secondo la procura di Terni tutte e due sono state uccise perché volevano cambiare vita e non era solo un problema di onore: una volta uscite dalla famiglia avrebbero potuto rivelare affari e segreti. Angela Costantino scompare nel 1994: era incinta, nonostante il marito fosse da tempo in carcere. Stando alla ricostruzione attraverso le sentenze, i familiari non si accontentarono di costringerla ad abortire e rinunciare alla relazione. In due l'avrebbero strangolata, in sei avrebbero collaborato per nascondere il corpo, ma le prove per arrivare ad una condanna sono state sufficienti solo per due: lo zio del marito Bruno Stilo e il nipote Fortunato Pennestrì.

Grazie ai pentiti del clan è stato possibile arrivare alla verità, dopo anni di coperture e depistaggi. Così come, secondo gli inquirenti, è accaduto per Barbara. Delitti fotocopia, a distanza di anni uno dall'altro. Domani mattina, giovedì 1 aprile, nel carcere di Terni è in programma l'interrogatorio di garanzia di Roberto Lo Giudice. Il procuratore Alberto Liguori all'agenzia Ansa ha spiegato che aspetta "l'eventuale contributo dell'indagato, un'occasione che non ha colto nel corso delle indagini". L'estate passata, infatti, davanti allo stesso procuratore si avvalse della facoltà di non rispondere. Il corpo della donna non è stato mai trovato e gli inquirenti ritengono "coerenti e credibili" le dichiarazioni raccolte durante le indagini che fanno ipotizzare che la donna sia stata uccisa il giorno stesso della sua scomparsa e sciolta nell'acido.