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Orvieto, quadro di Dante Alighieri nell'ufficio del sindaco in Comune: la barba è originale

Davide Pompei
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E' originale la barba dipinta sul volto di Dante Alighieri, conservato nell'ufficio del sindaco del Comune di Orvieto, in provincia di Terni.  Lo rivela un primo esame diagnostico eseguito sull'inedito quadro che raffigura il Sommo Poeta dal team di esperti del Consorzio Pragma.

I restauratori Valentina Romé, Davide Rigaglia e Massimiliano Massera hanno eseguito sul dipinto un’analisi all’ultravioletto Uv e con l’ausilio di un microscopio digitale a fibra ottica. Da queste verifiche è stato accertato che la barba non è stata aggiunta successivamente in maniera posticcia, così come inizialmente ipotizzato. Un risultato confermato anche dall’osservazione microscopica dei cretti, le fenditure che si formano sul quadro a causa del normale degrado della superficie pittorica. L’autore, ignoto, si sarebbe ispirato alla descrizione fisica che di Dante fece Boccaccio: pochissimi ritratti al mondo lo ritraggono così. Qualche novità si profila anche rispetto alla datazione.

A livello figurativo, infatti, il dipinto, con ogni probabilità una pittura a tempera, potrebbe risalire a fine ‘700 anche se la tela sul quale è stato realizzato non è una tela moderna di natura industriale, ma filata a mano, e quindi più antica. Questo potrebbe far pensare che l’autore abbia utilizzato una vecchia tela, cosa non insolita per l’epoca, oppure questo particolare potrebbe far slittare indietro nel tempo la datazione del quadro. Anche la cornice è più antica rispetto alla datazione figurativa che si fa del dipinto in quanto è tenuta insieme da perni in legno e quindi con una tecnica non moderna.

La cornice stessa potrebbe, tuttavia, non essere quella originale. I successivi approfondimenti indicati dai restauratori potranno contribuire a datare in maniera più precisa l’opera. In particolare, un’indagine scientifico-fotografica concentrata sul colore blu del cappello indossato da Dante potrebbe fornire una datazione con una elevata percentuale di attendibilità che potrà essere confermata con precisione da un prelievo della superficie pittorica e un’analisi chimica dei pigmenti utilizzati. Elementi utili potrebbero venire anche dai riscontri sul timbro che si trova sul bollo in ceralacca apposto sul retro.

“Nelle prossime settimane – afferma il sindaco, Roberta Tardani – proseguiremo gli accertamenti tecnici necessari per stabilire una datazione dell’opera e arricchire di contenuti la mostra che organizzeremo a settembre in collaborazione con la Fondazione per il Museo Claudio Faina. Al di là di quello che potrà essere il valore economico, è chiaro che questo dipinto rappresenta qualcosa di unico”.