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Terni, ex convento di San Pietro: petizione per non trasformarlo in case popolari

Simona Maggi
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Sono già quattrocento le firme raccolte in solo tre giorni dall'inizio della petizione, sul sito specializzato change.org, lanciata dall’architetto Danilo Pirro per non trasformare lo storico edificio ex convento di San Pietro, a Terni, in case popolari. La raccolta di firme verrà consegnata all’Ater Umbria, l'obiettivo è raggiungere almeno quota 500.

“La petizione– spiega Danilo Pirro, che è anche presidente dell’associazione Amici della Fondazione Ugo Spirito-Renzo De Felice – chiede che sia fermata la riconversione a residenze sociali del complesso immobiliare. L’ex convento di San Pietro (ed anche ex scuola De Filis), adiacente all'omonima chiesa dei frati Agostiniani, è l'unica struttura monastica di origini medievali sopravvissuta alla furia dei bombardamenti del centro della città nell'ultimo conflitto mondiale. L'edificio ora in stile seicentesco conserva un bellissimo chiostro di medievale appartenente al complesso originario”.

La giunta Di Girolamo nel 2011 aveva deliberato la vendita all'Ater (ex istituto case popolari) dell'edificio posto con il lato principale lungo via Manassei, per trasformarlo in case popolari, ovvero in "housing sociale" per giovani coppie. Il numero di appartamenti previsto è di solo 12 unità per circa 24 persone (giovani coppie) con metrature ridotte e il costo dell'intervento edilizio si aggirerebbe sui 2 milioni di euro.

“Trasformare un convento del 1600 in appartamenti – continua Pirro - non è una cosa architettonicamente facile: vi sono dei vincoli strutturali, artistici e ambientali non indifferenti. Pensiamo solo all'illuminazione assai scarsa, e alla necessità di realizzare impianti tecnologici (scarichi, riscaldamento, ecc.) per ogni unità abitativa, impattando su strutture antiche. Senza considerare che, se ci sarà un adeguamento sismico, l'edificio sarà interessato in maniera invasiva ad operazioni di consolidamento statico. Il complesso architettonico, durante al giunta Ciaurro doveva essere destinato a museo archeologico della città, progetto che non prevedeva particolari stravolgimenti e che soprattutto valorizzava il bellissimo chiostro del Duecento finalmente fruibile al pubblico. La conversione in case dell'edificio è un intervento che stravolge l'identità del luogo e ne nega la fruizione al pubblico, di uno dei pochi beni culturali religiosi rimasti in città”.

Anche il consigliere comunale di Terni Civica, Michele Rossi, si è speso per la salvaguardia del complesso. “Sto facendo del tutto – spiega Rossi - per evitare l’esecuzione dell'intervento e cambiare la difficile e già fin troppo delineata situazione ereditata. In discussione in consiglio comunale c'è un mio atto di indirizzo, fermo per il rischio di essere bocciato. Fa piacere scoprire che dei cittadini autonomamente si sono mossi con questa petizione. Potrebbe essere l'ultimo tentativo”.