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Foligno, botte e abusi sessuali sulla fidanzata: condannato a 5 anni e mezzo

Susanna Minelli
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Abusi sessuali e botte. La storia di Chiara (nome di fantasia) è la storia di una donna di Foligno, protagonista, suo malgrado, di una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria, a cui si è messo un punto importante nella giornata di lunedì 15 marzo, con la conferma della sentenza di primo grado da parte della Corte di Appello di Perugia che ha condannato l'imputato a 5 anni e 6 mesi di reclusione per una serie di reati (alcuni dei quali prescritti) tra cui quello di violenza sessuale. La donna, all’epoca dei fatti 30enne, nell’arco del 2012 fu vittima di ripetuti atti di violenza di varia natura da parte di quello che all’epoca era il suo compagno, poco più giovane di lei. 

I due si conoscono nei primi giorni del 2012 e tra loro nasce una relazione che almeno inizialmente sembra idilliaca, poi subito dopo qualche mese i primi accenni di comportamenti persecutori e violenti. Dalle parole si passa ai fatti e Chiara già nel mese di aprile di quell’anno è vittima di violenze. Quello che ai tempi era il suo compagno non sopporta che lei possa anche solo conversare sul posto di lavoro con altri uomini. Quindi iniziano non solo le scenate di gelosia nel privato (che spesso finiscono in violenza vera e propria), ma anche sullo stesso posto di lavoro. La giovane lo lascia. Ma il suo ex compagno insiste e fa di tutto per tornare con lei e nell’estate del 2012 ci riesce. La situazione precipita nuovamente ad agosto con gli ennesimi episodi di violenza fisica e sessuale (Chiara finisce più volte in ospedale in quell’anno) al culmine dei quali i vicini di casa della donna, sentendo le sue urla, decidono di allertare le forze dell'ordine. L'uomo viene arrestato e finiste ai domiciliari. La donna difesa dall’avvocato Carla Magrini (nella foto piccola), solo oggi con la conferma della sentenza di primo grado, se la sente di parlare. "Per anni ho vissuto nella paura più profonda che lui potesse farmi del male e ancora oggi per me è difficile vivere serena. Quello che tengo a voler dire è che le donne vittime di violenza come me devono prendere coraggio e denunciare il prima possibile. Solo così c'è speranza di farcela – afferma Chiara – Inizialmente è difficilissimo perché le vittime riescono anche a provare sentimenti ambivalenti nei confronti dei loro compagni violenti, ma poi con la perseveranza e con l'aiuto delle persone care, ma anche delle istituzioni, si riesce ad uscirne anche se affrontare interrogatori e processi per una donna vittima di violenza fisica e sessuale è dolorosissimo perché è costretta a rivivere nel dettaglio quello che già ha dovuto subire”.

Una conferma, quella della pena dopo il processo di appello nei confronti dell'uomo ritenuto responsabile delle violenze, commentata anche dall’avvocato della donna Carla Magrini “come difensore della parte civile auspico che si esca presto dalla costante del processo alla ‘donna’. Se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si faranno più denunce per violenza. Una donna ha il diritto di essere quello che vuole e va rispettata. Andrebbe abbandonato l’espediente ‘classico’ che si mette in atto in questo tipo di processi dalla difesa degli imputatati: non si deve puntare ad ottenere un giudizio negativo sulla condotta morale della donna abusata per minarne la credibilità anche perché si renderebbe vano tutto il lavoro svolto dai centri anti violenza in tutti questi anni”.