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Spoleto, l'appello della maestra Gaia: "Vacciniamoci, facciamolo per i bambini"

Rosella Solfaroli
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“Andate a vaccinarvi, facciamolo soprattutto per i nostri bambini”. L’invito arriva da una insegnate di una scuola primaria di Spoleto, Gaia Rosati. Attraverso a una lettera aperta che la “maestra Gaia”, come ama definirsi, ha voluto destinare all’intera città. Sì, perché lei, come tutte le sue colleghe del resto che hanno a che fare soprattutto con alunni di età che va tra i 6 e i 10 anni, testano ogni giorno quelli che sono i problemi reali che la didattica a distanza crea negli stessi piccoli alunni, distratti comunque dall’ambiente che li circonda, rappresentato anche, ad esempio, da un animale domestico che nel corso della lezione, magari fa le feste.

“La crescita sana e serena dei nostri bimbi dipende da ognuno di noi – scrive la maestra Gaia - da insegnante vedo bambini sempre più tristi e demotivati, che vedono nella Dad tante cose ma non di certo cose positive”. Difficoltà dalle quali non sono certo esenti i nonni che hanno il compito di vegliare su di loro mentre i genitori sono al lavoro e che “in alcuni casi non sono molto esperti di collegamenti, link o cose del genere – prosegue la maestra spoletina – per di più è anche un continuo di ‘mi sentite?’ ‘mi vedete?’ ‘maestra non ti vedo’ e questo porta via un sacco di tempo alla didattica. Care lettrici e cari lettori, io mi sono vaccinata e ne vado orgogliosa. Lo dovevo fare perchè lo devo ai miei bambini”.

Anche se non è solo la mancanza di un luogo di aggregazione, come la scuola, a deprimere le più giovani generazioni, secondo Gaia Rosati. “Stiamo vivendo un periodo durissimo, a livello economico ma anche psicologico – aggiunge la maestra Gaia - le nostre città sono piene di saracinesche abbassate, dietro alle quali non ci sono solo persone ma i loro sogni, i progetti di una vita. Alle spalle di quei progetti ci sono intere famiglie che vivono lo spettro della povertà, del non ritorno. In quelle famiglie dove si respira ansia e dove le notti si fanno sempre più lunghe e e piene di incubi ci sono dei bambini, che leggono nello sguardo spento dei loro genitori, nelle atmosfere tese attorno ad una tavola sempre più povera. Bambini a cui è stato tolto diritto di vivere sereni e spensierati la propria infanzia, il diritto di andare a scuola, di farsi degli amici e di condividere il loro tempo con i loro compagni. Per i nostri bambini, per i negozianti, per i ristoratori e per tutte le categorie di lavoratori duramente colpite da questa maledetta pandemia, vacciniamoci”.