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Perugia, Anna Marra: "Voglio almeno il corpo di mia sorella Sonia"

Francesca Marruco
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“Io rivoglio il corpo di mia sorella, non posso saperla buttata chissà dove, senza pace. Sono 14 anni e 4 mesi che vorremmo riportarla a casa. Si merita almeno un ultimo saluto delle persone che l’hanno amata, una sepoltura degna. Io spero che oggi la Cassazione riapra il processo, altrimenti vorrà dire accettare che ci sia un assassino in libertà”. Dopo la scomparsa della sorella minore Sonia, Anna Marra ha di fatto votato la sua vita a scoprire la verità. Basti pensare che ormai vive a Perugia. “Se domani, malauguratamente la Corte di Cassazione dovesse rigettare il ricorso della Procura generale, vuol dire che ci sarà un assassino in libertà. Ma io ci conto che la Cassazione ristabilisca il giusto ordine delle cose. Perché se la Procura ha fatto ricorso c’è un motivo. Umberto Bindella è l’assassino di mia sorella e dovrebbe pagare per quello che ha fatto”.

Per Bindella al momento sono state emesse due sentenze di assoluzione, sia in primo che in secondo grado i giudici hanno dato ragione alla difesa dell’imputato. Ma Anna, che andò personalmente a cercare il corpo della sorella in più di un’occasione, insiste: “La giustizia non può comportarsi così con uno come Bindella, non può passarla liscia. Ha mentito sempre sul rapporto con mia sorella. Lo hanno detto anche i giudici. Se sei innocente, come lui dice di essere, perché mentire? Perché negare che aveva una storia con lei? Certo, perché poi non avrebbe potuto dire la bugia che lui non c’entrava niente per quella ipotetica gravidanza per cui lui stesso aveva comprato il test in farmacia. Ha detto di averlo fatto perché amico di Sonia. Ma ha fatto avanti e indietro con questo test. Poi non è mai stato capace di indicare in quale farmacia lo avesse acquistato e, guarda caso, nella spazzatura di casa di Sonia, l’unica cosa che non c’era fu il test, che lui dice di aver buttato nella spazzatura fuori. Se fosse stato davvero solo un amico, senza nessun coinvolgimento, che gli importava?”. Secondo l’accusa l’omicidio di Sonia sarebbe maturato proprio nell’ambito di una discussione con Umberto sulla presunta gravidanza. Alla vigilia di quella che potrebbe essere l’ultima udienza riguardante il caso, Anna si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “La difesa di Bindella ha calunniato mia sorella, l’ha offesa in ogni modo, ha detto cose pazzesche su di lei, cercando di farla passare per una poco di buono. E invece mai sorella era solo una ragazza tranquilla, ingenua anche. Aveva avuto un solo fidanzato prima di Umberto. Non era una donna smaliziata, era una giovane senza esperienza. E le piaceva sognare. Credo possa essere un diritto di chiunque. Ma le hanno tolto tutto”.

Anna definisce “parassiti della vita degli altri” “gli assassini che come nel caso di mia sorella colpiscono le donne che invece dovrebbero proteggere. Lo vediamo tutti i giorni: sono sempre i compagni a far loro del male. Anche Sonia è stata vittima di questo tipo di violenza. E questa consapevolezza, insieme allo strazio per non aver mai riavuto indietro nemmeno il suo corpo sono mali che ti erodono dall’interno”. E sulle ricerche fatte per trovare i resti di Sonia dice: “Hanno fatto ricerche superficiali. Guardiamo il caso di Benno a Bolzano. Quelle sono state ricerche serie. Mia sorella non è stata cercata allo stesso modo. Quella di Montemorcino si vedeva a occhio nudo che non era una buca fatta a mano”. All’inizio in molti pensavano a un allontanamento. Non c’erano ancora i protocolli per le persone scomparse. E Chissà cosa si sarebbe potuto fare di più. Anna chiama in causa anche Perugia, la città, le istituzioni. “Sonia era venuta qui da un paesino della Puglia a studiare, invece è stata ammazzata e poi dimenticata. Forse per convenienza. Non ho mai sentito la vicinanza del Comune, del sindaco”.