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Banco Desio, l'ad Alessandro Decio: "L'Umbria ha un grande potenziale, aiuteremo il territorio"

Patrizia Antolini
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“Ci piacerebbe essere uno degli attori che aiuta a realizzare le potenzialità non ancora espresse di questo territorio”. Alessandro Decio dall’aprile 2020 è amministratore delegato e direttore generale di Banco Desio e della Brianza Spa. Quarantotto filiali in Umbria dove portare il know how dell’istituto di credito nato in Lombardia oltre un secolo fa e che nel cuore verde ha una quota di mercato del 12%.

Dottor Decio, come Banco Desio ha affrontato la crisi legata alla pandemia?

Siamo stati vicini e veloci. Veloci perché, credo, che siamo stati la prima banca che il giorno stesso in cui la crisi è scoppiata ha cominciato a contattare le aziende, i clienti, dicendo: “Vi offriamo una moratoria e il nostro sostegno”. E l’abbiamo fatto ben prima degli interventi del Governo. Questo perché abbiamo capito che di fronte a uno choc esogeno la cosa più importante fosse dare vicinanza e fiducia alle imprese. Era controproducente cercare di avere un approccio rigoroso quando regnava l’incertezza.

E la reazione qual è stata?

I clienti hanno apprezzato. Questo è il nostro punto di forza: conosciamo i clienti e i clienti conoscono noi. Sembra una cosa banale ma non lo è. In questi anni purtroppo c’è stata una frattura fra i clienti e le banche. Nel nostro caso questa frattura non c’è stata, o è stata molto più ridotta, e abbiamo colto questa opportunità per renderla ancora meno visibile.

La crisi è diventata un’opportunità: che intende?

Il Banco è stato rapido riuscendo così a fare molto per i nostri clienti. Vi porto dei numeri: nel 2020 siamo cresciuti di impieghi per il 10%, per l’esattezza 9,5% a fronte di una media del mercato del 4%. Questo vuol dire che siamo stati efficaci nell’aiutare le aziende in un momento di grande difficoltà. Così come l’abbiamo fatto dal punto di vista della gestione del risparmio cercando in qualche modo di essere vicini ai clienti. A marzo c’è chi ha visto evaporare i risparmi perché i mercati erano crollati. Con il massimo della responsabilità e dell’attenzione di cui sono capaci i nostri colleghi gli siamo stati vicini e abbiamo consigliato che non era quello il momento di uscire. Questo ha pagato perché pochissimi clienti hanno scelto di abbandonare gli investimenti e il mercato poi ci ha dato ragione.

Ad Decio, l’Umbria in questo contesto come si inserisce?

Qui viviamo una situazione particolare: è la regione dove abbiamo la quota di mercato più importante (nel 2019 la fusione per incorporazione della Banca Popolare di Spoleto in Banco Desio, ndr). Siamo una banca di medie dimensioni, di proprietà familiare e un po’ di nicchia. Al nord siamo presenti, soprattutto in Brianza e in Veneto, come la banca delle piccole e medie imprese e della gestione del risparmio dei privati. Ma difficilmente abbiamo quote di mercato superiori al 2-3 %, in Umbria arriviamo al 12%.

Avere questi numeri fuori casa, cosa significa?

Una situazione diversa e di responsabilità. Siamo abituati a giocare come player di nicchia, qui invece ci siamo da leader. E’ anche un terreno economico diverso, con una grandissima frammentazione, fatto di piccole e piccolissime imprese che operano principalmente nel settore turismo, artigianato, food, e agricoltura. Siamo un player importante e non vogliamo in nessun modo far mancare il nostro supporto a famiglie e imprese. Lo scorso anno siamo stati molto presenti dal punto di vista dell’erogazione degli impieghi. Il nostro portafoglio in Umbria è cresciuto di circa 75 milioni di euro.

E ora come avete intenzione di muovervi?

Cercheremo, confermando il nostro impegno, di modificare un po’ il nostro modello di servizio: dobbiamo avere la capacità di rispondere in maniera efficace ed efficiente alle piccole e medie imprese. Questo vuol dire creare delle competenze dedicate e anche aggregazioni di filiali. Sarà più utile unire sedi piccole che si trovano in paesi a pochi chilometri di distanza per offrire servizi più specializzati. Serve maggiore attenzione per coniugare territorio, specializzazione e digitalizzazione. Sono le aziende che ce lo chiedono. Soprattutto le piccole. Vogliono modalità di accesso alla banca snelle, facili e digitali. E che non costringano a uscire dall’ufficio. Ecco perché stiamo investendo in una piattaforma online che, a partire da questa estate, avrà una nuova versione.

Questo cambierà anche il modo di fornire risorse alle imprese?

Stiamo pensando a un tipo di prestito digitale per le ditte individuali. Piccoli finanziamenti da 30-40 mila euro che possano rispondere alle esigenze di questo momento. Magari coniugando il tutto con altre disponibilità pubbliche. E poi focus su esigenze particolari della Regione: sappiamo benissimo che l’operatività su ecobonus e soprattutto sismabonus è importantissima. Il nostro modo di fare banca è cercare di facilitare il lavoro alle imprese, riuscire a portare le risorse in maniera veloce e facilmente accessibile.

Dottor Decio, quanto ha pesato e pesa la crisi da Covid in Umbria?

L’effetto e l’impatto della crisi sono stati devastanti. E su questo territorio, per una serie di motivi ad esempio per la vocazione turistica, lo è stato ancora di più che altrove. In alcune regioni del nord l’industria manifatturiera si è mossa prima beneficiando della ripartenza dell’Asia. In questo contesto non c’è mai stata una reazione così forte e coordinata da parte di tutti gli attori della politica economica, monetaria e fiscale sia in Italia che in Europa. Credo sia importante avere fiducia che questi strumenti di supporto verranno mantenuti fino a quando non ci sarà la piena ripresa economica e il ritorno alla normalità. E allo stesso tempo vorrei che sia ben percepito il fatto che, soggetti privati come le banche e pubblici come la Regione e il Fondo Centrale di Garanzia, stanno lavorando insieme per cercare di fornire risposte come lo hanno fatto in questi mesi.

Turismo significa cultura. Cultura significa Spoleto, Spoleto significa Festival dei Due Mondi

E’ importante essere di supporto a iniziative che contraddistinguono e fanno da elemento di traino. Siamo da sempre partner e sponsor del Festival dei Due Mondi e continueremo a esserlo. E saremo sempre pronti a supportare iniziative che premiano la straordinaria ricchezza culturale dell’Umbria. Ma guardando al futuro: questo territorio ha ricchezze incredibili che saranno la base della rinascita. Da questa crisi abbiamo imparato soprattutto che dobbiamo valorizzare i nostri punti di forza, come lo sono la cultura e il turismo.

Come immagina il futuro di Banco Desio nella Regione?

Mi piacerebbe che il Banco Desio fosse percepito come la banca degli umbri in Umbria. Essere vicino al cliente capendone le peculiarità. A noi piace pensare che nei prossimi 5 o 10 anni sapremo crescere mano nella mano con il tessuto economico umbro nella speranza e nella convinzione che questa crescita sia più veloce. Può sembrare retorica ma è vero che momenti di discontinuità come questi rappresentano delle grandi opportunità. E secondo me rappresentano opportunità ancora più importanti per quei territori che non hanno ancora realizzato il pieno delle potenzialità. L’Umbria è uno di questi: ritengo che la ricchezza di cultura e di capitale umano debba ancora esprimersi a pieno. Ci piacerebbe essere uno degli attori che contribuisce in maniera decisiva a realizzare le potenzialità degli umbri.