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Omicidio Sonia Marra, dopo 15 anni dalla scomparsa e due assoluzioni per Bindella si pronuncia la Cassazione

Francesca Marruco
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Dopo quasi 15 anni dalla scomparsa di Sonia Marra, due gradi di giudizio e altrettante assoluzioni per Umberto Bindella, un’accusa di omicidio e occultamento di cadavere in assenza di un corpo, domani la prima sezione penale della Corte di Cassazione potrebbe mettere la parola fine alla storia giudiziaria scaturita dalla sparizione della studentessa pugliese da Perugia. Il ricorso al ‘Palazzaccio’ è stato presentato dalla Procura Generale di Perugia che ha impugnato la seconda assoluzione (per non aver commesso il fatto) emessa nei confronti di Umberto Bindella. Il processo di primo grado era iniziato il 7 luglio del 2011 e sei anni dopo, precisamente il 26 ottobre del 2017 era arrivata la prima assoluzione. A gennaio del 2019 poi si era aperto il processo di secondo grado, concluso appunto con l’assoluzione il 29 giugno dello stesso anno. Ma per la Procura prima e la Procura Generale poi, il colpevole resta Umberto.

 

Sonia, una studentessa timida e che aveva pochi amici, sparì da un anonimo appartamento della zona di Elce nel pomeriggio del 16 novembre 2006. Su dove e come sia avvenuta la sua fine, non esiste neanche la traccia più labile. Inghiottita nel nulla da anni. I familiari hanno sempre scartato l’ipotesi che lei si sia allontanata volontariamente. Per loro è stata uccisa. Ma non hanno neanche una tomba in cui andare a pregarla. Dopo la sentenza di primo grado l’omicidio è diventata anche una verità processuale. La Corte d’Assise disse che la studentessa pugliese era stata uccisa e poi fatta sparire da una mente criminale. Per la Procura il colpevole è Bindella che avrebbe ucciso Sonia per una ipotetica gravidanza indesiderata. Bindella ha mentito sul rapporto che aveva con la ragazza: i due infatti si conoscevano perché entrambi frequentavano la scuola di Teologia di Montemorcino. Bindella, che si è sempre detto innocente, aveva ammesso di aver avuto un’amicizia con Sonia, ma aveva sempre negato di aver avuto una relazione con la ragazza e di essere il padre del bambino che sospettavano aspettasse. Stando a lui, i due avrebbero avuto un solo approccio intimo oltre un mese prima della scomparsa della giovane. La versione di Bindella non corrisponde a quanto riferito dalle amiche della ragazza e dal suo ex fidanzato.

 

 

Ad ogni modo, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia, nelle motivazioni all’assoluzione aveva scritto che contro Umberto Bindella, possono esserci al più “dei sospetti che giammai potrebbero dimostrare la colpevolezza per l'omicidio”. “Anche se- stava scritto in sentenza - è innegabile che Bindella abbia fin dall'inizio dato segno di voler minimizzare la natura e l'intensità dei suoi rapporti con la giovane scomparsa, (...) le incongruenze del Bindella, potrebbero essere dovute ad un suo istintivo tentativo di prendere le distanze da un caso che si prefigurava per lui quanto meno foriero di complicazioni e risvolti non propriamente graditi”. Ma la Procura generale di Perugia l’ha impugnata e nell’atto di appello definendola “ del tutto insoddisfacente rispetto alle censure mosse con l’atto di appello”. “Il giudice di seconde cure - scrive il pg, Claudio Cicchella - non si è confrontato in maniera esaustiva con i tutti i motivi di censura espressi nell’ atto di appello, ma si è – principalmente e sostanzialmente - limitato a rafforzare la motivazione della Sentenza di primo grado”. Domani la Cassazione potrebbe rigettare il ricorso  e scrivere la parola fine o annullare con rinvio, aprendo un nuovo capitolo dopo 15 anni senza verità.