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Crisi Covid, persi 3.661 posti di lavoro nei bar e ristoranti dell'Umbria

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Bar, ristoranti, discoteche, pizzerie e gelaterie hanno perso in un anno 3.661 lavoratori. La pandemia e le relative misure restrittive imposte ai pubblici esercizi hanno fatto diminuire il numero degli occupati del 26.7%: erano 13.719 nel 2019, sono scesi a 10.058 nel 2020. La stima, su dati Inps, è dell’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio: a pagare il conto della crisi sono stati più che altro cuochi, camerieri, barman. Si tratta soprattutto di lavoratori stagionali o a tempo determinato, secondo l’analisi Fipe il 70% di loro ha meno di 40 anni. 
“Ormai siamo allo stremo, andiamo avanti giorno per giorno, senza programmazione - evidenzia Romano Cardinali, presidente Fipe Umbria - I numeri evidenziati dal nostro studio sono, purtroppo, assolutamente veritieri e la cosa peggiore è che la situazione rischia di peggiorare ulteriormente nel corso dell’anno quando verranno sbloccati i licenziamenti e finirà la cassa integrazione”.

 

 

A livello nazionale, l’occupazione è calata del 25.2% nei ristoranti, del 26.2% nei bar e addirittura del 57.4% nelle discoteche. Sono complessivamente 166 mila coloro che hanno perso il lavoro, il 54,9% di questi aveva un contratto a tempo determinato, il 40,7% un contratto stagionale. 
Lo stop di Pasqua non ha aiutato. “Questo era uno dei periodi più proficui per la filiera del turismo in Umbria, le nuove restrizioni da zona rossa per il 3, 4 e 5 rovinano tutto- spiega Cardinali -. In particolare per il settore della ristorazione le difficoltà sono evidenti: garantire asporto e delivery significa soltanto assicurare un servizio, tenere le insegne aperte, lanciare un messaggio positivo ma non significa guadagnare qualcosa perché così non è”.

 

 

Per Cardinali bisogna superare al più presto la crisi generata dall’emergenza Covid e altra strada non può esserci se non quella delle vaccinazioni. “Colgo l’occasione per far arrivare alla Regione dell’Umbria il nostro appello affinché tutti i lavoratori del settore vengano inseriti nelle categorie che assicurano servizi essenziali - evidenzia Cardinali - Noi siamo gli unici a lavorare in presenza di clienti senza mascherina e credo che questa circostanza non debba essere sottovalutata. Vaccinare i nostri operatori significa anche garantire una programmazione senza intoppi ed evitare che, quando finalmente si potrà tornare a lavorare, si possa correre il rischio di fermarsi di nuovo”. Un appello che nei giorni scorsi condiviso anche dal presidente di Federalberghi Umbria, Simone Fittuccia, che già da tempo ha rilevato la necessità di un patentino sanitario per gli operatori del turismo.