Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Foligno, Caprai accoglie i profughi: "Davanti al lavoro siamo tutti uguali"

Gabriele Grimaldi
  • a
  • a
  • a

“Quando si lavora siamo tutti uguali”. E’ questa la regola alla base dell’azienda Arnaldo Caprai, leader nella produzione del Sagrantino di Montefalco, che dal 2016 collabora con la Caritas di Foligno per dare lavoro a tanti richiedenti asilo e stranieri. “Il progetto è nato da una sollecitazione di un amico che collabora con la Caritas di Foligno che un giorno mi chiese se ero interessato a questo tipo di aiuto alla società e al territorio – racconta Marco CapraiAbbiamo aderito e da qui è partita la collaborazione grazie al quale diamo lavoro ad una sessantina di persone segnalate proprio dalla Caritas. Ormai la maggior parte dei nostri dipendenti arriva attraverso questo canale. L’unica precondizione è che siano in regola con tutti i documenti”.

La collaborazione è nata in un momento di bisogno di manodopera: “L’abolizione dei voucher e l’introduzione del reddito di cittadinanza hanno tagliato le gambe ad una buona parte delle possibilità di piccola occupazione in agricoltura, per sua natura è saltuaria – spiega Caprai – e ci ha privato di quel bacino di giovani in attesa di lavoro stagionale. Abbiamo capito che questa collaborazione poteva essere un’opportunità interessante anche per noi”. La trasparenza del lavoro è un aspetto centrale: “Anni fa abbiamo avviato un progetto con la Regione Umbria per la tracciabilità del lavoro in agricoltura, una novità assoluta in questo ambito – continua Caprai – per cui i ragazzi che lavorano con noi sono dotati di un badge e attraverso una app scaricata sullo smartphone possiamo tracciare gli orari di ingresso e di uscita dal lavoro e il tempo impegnato. Qua i ragazzi fanno tutti lavori di campagna legati alla viticoltura: c’è chi guida il trattore, chi lavora in cantina, chi si occupa della potatura e di tutto il resto. Ognuno dà il suo contributo. Partono prima dell’alba in bicicletta da Foligno a Montefalco, 7 chilometri al buio, per iniziare il turno alle 6”. 

Il lavoro nell’azienda di Caprai, per questi stranieri, è molto spesso un punto di partenza verso nuovi percorsi: “Tanti, appena riescono a mettere da parte un po’ di soldi, si ricongiungono con le famiglie in altri paesi o trovano un’occupazione più adatta alle loro caratteristiche – racconta Caprai Molti di questi ragazzi, tra l’altro, hanno studiato, conoscono 2-3 lingue e sono la parte migliore dei paesi da cui provengono”. 

Il lavoro diventa anche sinonimo di integrazione: “Il pregiudizio non può esistere quando vediamo i rapporti che questi ragazzi intessono con gli altri. Quando si lavora siamo tutti uguali e chi lavora non dà fastidio a nessuno. Il problema si pone quando questi ragazzi restano a ciondolare in giro senza far nulla e poi sappiamo quello che succede.... Il sistema di avviamento al lavoro dello Stato Italiano, purtroppo, in questo è carente” conclude Marco Caprai