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Contrabbando internazionale di orologi di lusso: obbligo di dimora per un negoziante perugino

Francesca Marruco
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Ci sono anche due perugini nell’inchiesta della guardia di finanza di Firenze che ha portato al sequestro di 101 orologi di lusso per un valore di oltre un milione e mezzo di euro. E anzi, uno dei due umbri - originario di Perugia ma residente nel capoluogo toscano - , è ritenuto il capo dell’associazione per delinquere a carattere transnazionale finalizzata al contrabbando aggravato di orologi di pregio, sgominata da due anni di indagini della guardia di finanza di Firenze.

 

 

Gli accertamenti erano partiti in seguito al ritrovamento di due orologi di valore ingente tra gli effetti personali di uno degli indagati che si stava per imbarcare su un volo per gli Stati Uniti. Era stato fermato dagli uomini dell’Agenzia delle Dogane all’aeroporto di Firenze. L’altro invece, è titolare di un negozio di Perugia, che tratta orologi di pregio. Li vende in presenza e online. Secondo le indagini sarebbe stato lui ad avere contezza dello stato dell’arte: di dove fosse ogni orologio, in vendita o in attesa di essere piazzato. A volte i pezzi di gran valore stazionavano proprio nel suo negozio, definito dagli inquirenti un magazzino di grande valore. 
Ad entrambi i perugini, secondo quanto comunicato dalle fiamme gialle di Firenze, ieri è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare che prevede per loro due e il terzo indagato per associazione l’obbligo di dimora nella loro residenza, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di espatrio. 

 


Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare - emessa dal gip di Firenze Angela Fantechi su richiesta del sostituto procuratore, Christien Von Borries - i militari del primo Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza, hanno anche proceduto al sequestro degli orologi trovati nelle disponibilità degli arrestati. 
Dopo il ritrovamento degli orologi all’aeroporto di Firenze, che risultavano essere già stati ceduti a una società di Hong Kong, in regime di non imponibilità Iva in quanto diretti all’esportazione, dato che erano stati rinvenuti sul territorio nazionale, erano stati sequestrati per contrabbando. Dalle indagini è poi emerso che società di Hong Kong, riconducibili all’uomo fermato all’aeroporto e altre due persone, negli ultimi sei anni avevano acquistato numerosi orologi, per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro, da diversi negozi italiani, ceduti poi direttamente sul territorio nazionale, in alcuni casi dopo rilevanti pagamenti in contanti. L’attività, che il gip ha definito esser stata svolta “in modo professionale con organizzazione di mezzi e conoscenze”, vedeva effettivamente il transito della merce in un punto franco a Ginevra, dove un collaboratore di una ditta di spedizioni restituiva gli orologi ai componenti dell’associazione mentre le scatole proseguivano vuote il loro viaggio verso la Cina, per poi rientrare successivamente in Italia.