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Covid in Umbria, interrogato l'intermediario della tentata truffa sui vaccini alla Regione

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È stato interrogato dal pm Gennaro Iannarone e dal procuratore capo Raffaele Cantone il sedicente intermediario messinese indagato per tentata truffa per aver proposto la vendita di una fornitura di vaccini anti Covid-19 alla Regione Umbria via mail. L’avvocato del commercialista siciliano di 50 anni spiega come l’assistito abbia riferito “di non essere in contatto diretto di Astrazeneca ma di essere a sua volta intermediario di un altro intermediario. Ha risposto alle domande, ha respinto le accuse e ha definito il perimetro della sua attività professionale”, ha spiegato l’avvocato Roberto Mete difensore dell’indagato.

L’interrogatorio è avvenuto in videocollegamento. Il pm Iannarone, titolare del fascicolo, nel decreto di perquisizione rileva come il 50enne “per procurarsi il relativo profitto” compiva atti diretti in modo da indurre in errore la dottoressa Mariangela Rossi, responsabile della sezione assistenza farmaceutica e dispositivi medici della Regione Umbria, attribuendo a sé la falsa qualità di intermediario della società Astrazeneca Internazionale, qualifica dalla quale la legge fa discendere l’effetto giuridico di consentire l’attività di contrattazione in nome e per conto della società asseritamente rappresentata”. Tentata ovvero “di compiere attività di intermediazione commerciale proponendo la fornitura di vaccini anti Covid 19, asserendo falsamente che anche altre regioni italiane e Stati esteri si stavano organizzando per effettuare simili acquisti, chiedendo l’invio alla Regione Umbria di una lettera di intenti finalizzata all’acquisto dei vaccini”.
Nell’indagine, effettuata dai carabinieri del Nas, è emerso che Astrazeneca non ha riconosciuto i rapporti con l’indagato: da qui l’accusa di tentata truffa “in merito alla qualifica di intermediario della società, alla sua legittimazione - è scritto ancora negli atti di indagine - a contrarre ed alla possibilità i procurare all’ente territoriale i vaccini e così a procurarsi l’ingiusto profitto relativo alla fittizia attività di intermediazione con correlativo danno per l’ente pubblico”.

La difesa dell’uomo verte proprio sul punto che la filiera dell’intermediazione era più ampia e lui si collocava in coda. Oltre alla tentata truffa c’è l’ipotesi di reato di sostituzione di persona.Perquisizioni e sequestri di materiale documentale e informatico sono stati effettuati dai militari del Nas di Perugia, diretti da Giuseppe Schienalunga insieme ai colleghi di Catania all’inizio di febbraio.