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Perugia, muore dopo l'intervento chirurgico. La figlia vuole la verità

Alessandro Antonini
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E’ stato investito sul marciapiede mentre passeggiava con il cane, in zona Cenerente, a Perugia. Era il 12 gennaio. Ricoverato fino ai primi di marzo, poi dimesso e la morte in casa, a distanza di tre giorni dall’uscita del nosocomio. E' stata aperta un’inchiesta della procura, al momento per omicidio colposo. La figlia chiede sia fatta luce sulle terapie effettuate dopo l’intervento ortopedico avvenuto a seguito dell’ìncidente. “Mio padre è morto per l’estremo indebolimento dovuto allo sfondamento della cassa toracica e quindi alle lesioni polmonari conseguenti. Ha anche smesso di mangiare durante la degenza”. Eppure l’intervento, avvenuto la sera del 12 gennaio all’ospedale di Perugia, era andato bene, fa sapere la donna. Dopo il ricovero al Santa Maria della Misericordia c’è stato il trasferimento all’ospedale di Assisi, dove è rimasto per dieci giorni. Il pm Gemma Miliani ha disposto il sequestro della salma e l’esame autoptico, avvenuto sabato pomeriggio ad opera del medico legale Sergio Scalise Pantuso. Proprio per verificare se vi sia stato il rispetto dei protocolli per quanto riguarda le dimissioni e le cure prestate. L’indagine per omicidio colposo al momento vede l’ipotesi di reato per la donna - una 77enne di Perugia - che ha investito la vittima con l’auto.

La figlia dell’89enne tiene a precisare che il padre non aveva patologie pregresse e che nelle fasi della degenza non sarebbe stata effettuata la fiosioterapia prescritta. “Alla sua età era in ottima salute”, spiega. Vuole anche verificare se sia stata fatta la fisioterapia prescritta per fase post operatoria. Al momento non è stata presentata denuncia ma gli accertamenti disposti sulla salma sono volti a verificare anche eventuali imperizie o omissioni nelle fasi del ricovero. E se in quelle condizioni le dimissioni siano state effettuate secondo i protocolli sanitari del caso. Proprio sulla tempistica dello spostamento del malato e della fase di terapia post operatoria si concentrano gli accertamenti degli inquirenti. Come anche sulle verifiche fatte dai sanitari nella fase di dimissione dalla struttura ospedaliera.

Dopo l’esame autoptico spetterà al pm che conduce le indagini, Gemma Miliani, definire eventuali nuove ipotesi di reato e individuare eventuali nuovi indagati. Durante la terza fase pandemica sono state numerose le segnalazioni di attività non urgenti sospese o rinviate in tutto il sistema sanitario regionale in concomitanza con il picco delle ospedalizzazioni dei pazienti Covid. In questo senso sono stati temporaneamente sospesi anche gli interventi e le visite non urgenti per direttiva comune della direzione sanità.