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Perugia, Angelini: "Lotta alla mafia senza resa. Siamo all'avanguardia"

Patrizia Antolini
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"L’aver istituito una commissione d’inchiesta contro le infiltrazioni mafiose rappresenta un passo formidabile”. Il professore Marco Angelini non ha dubbi. All’indomani della sua nomina assieme al magistrato Giuliano Mignini e al collega Enrico Carloni come membri esterni della commissione di Palazzo dei Priori è come se si fosse chiuso un cerchio. Perugia in questo senso è all’avanguardia: nel 2004 fu istituita per la prima volta in Italia una cattedra di legislazione antimafia” ricorda. Dopo le ultime inchieste condotto dalle procure di Catanzaro e Reggio Calabria, dopo le dichiarazioni dei magistrati umbri all’inaugurazione degli anni giudiziari dell'ultimo decennio, la percezione del fenomeno malavitoso e del suo intrecciarsi nel tessuto economico umbro non è più qualcosa di lontano.

Mi occupo ormai da 20 anni di questioni legate alla mafia - spiega Angelini - e l’aspetto più rilevante oggi è proprio la maggiore sensibilità delle istituzioni in precedenza molto lontane verso questo fenomeno. Si riteneva che certi episodi fossero estranei alla nostra terra”.  Nel pieno degli anni Settanta, quando si colgono i primi segnali nella regione Umbria “c’è un’azione forte: si riesce a combattere facilmente l’avversario. L’Umbria ha gli anticorpi e riesce a respingere il fenomeno”. Ma poi arriva il terremoto del ’97 e le grosse liquidità della ricostruzione: e l’Umbria si scopre appetibile e fragile. “Se guardiamo indietro - spiega il docente - vediamo come allora l’Umbria si sia trasformata: non a caso Perugia diventa centro di smistamento di grandi quantitativi di droga”. La magistratura inizia a monitorare ma è decisivo, per sensibilizzare l’opinione pubblica, il ruolo di Libera.

“E’ in questo contesto che viene attivato il corso di legislazione antimafia nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Perugia, materia di insegnamento istituita per la prima volta in Italia. Le lezioni sono un evento: nell’aula 12 arrivano 150-180 studenti ogni volta. Il corso viene mantenuto per sei anni e alle lezioni partecipano magistrati, politici, avvocati, uomini delle forze dell’ordine che vivono in prima linea la lotta alla mafia”. Nando Dalla Chiesa, Pier Luigi Vigna, Pietro Grasso, Piergiorgio Morosini passano in quell’aula. “I ragazzi erano entusiasti”, dice con orgoglio Angelini, titolare di quella cattedra che ha fatto scuola in Italia e segnato un’epoca grazie anche al centro studi politici e giuridici della Regione (che di lì a poco costituirà una commissione regionale antimafia) e don Luigi Ciotti. “Stava crescendo la sensibilità anche in Umbria. Sensibilità che ci ha portato fino ad oggi e alla costituzione della commissione a Palazzo dei Priori. Ai magistrati spetta punire i reati: alla comunità prendere consapevolezza contro l’illegalità sotterranea”.