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Terni, la cappelleria Piccioni festeggia a Corso Vecchio i 115 anni dall'apertura del negozio

Alessandro Picchi
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A Terni la storica impresa della famiglia Piccioni compie 115 anni e prosegue la sua attività nonostante le difficoltà attuali della pandemia. Del resto l’attività di cappelleria ed abbigliamento era già sopravvissuta anche alla distruzione della prima bottega in Corso Vittorio Emanuele (oggi Corso Vecchio), per le bombe Alleate del 1943-44! Giunti alla quarta generazione, gli eredi Riccardo e Fabrizio Piccioni proseguono ed aggiornano la tradizione lunga oltre un secolo.

“Tutto cominciò nel settembre del 1906 con il bisnonno Luigi Piccioni - raccontano i titolari del negozio, pronipoti di Luigi -. Giunse a Terni da Foligno ed aprì una cappelleria, all’incirca dove ci troviamo ora. Una piccola attività portata avanti insieme alla moglie, la bisnonna Adele, dove venivano prodotti cappelli in feltro e berretti in tessuto, cuciti rigorosamente a mano. I più richiesti dagli operai delle Acciaierie, che andavano al lavoro in bicicletta, erano i berretti (coppola, per dirlo alla siciliana) in tweed (caratteristico tessuto robusto della Scozia) con i paraorecchie. All’epoca costavano circa due lire e la produzione crebbe a tal punto che assunsero alcuni dipendenti. Il figlio, mio nonno Bruno - precisa Riccardo Piccioni - andò prima a Londra e poi a Roma per due anni ad imparare il mestiere, per rimanere al passo coi tempi ed aumentare il pregio. La specializzazione romana avvenne dal rinomato stilista dell’epoca, Albertini, in via della Scrofa, dal quale carpì molti segreti”.

Così, con il primo passaggio generazionale, aumentò la ricercatezza e la qualità sartoriale, tanto che i clienti giungevano da fuori Terni per comprare un cappello firmato “Bruno Piccioni”. “In negozio abbiamo ancora gli attrezzi da laboratorio di mio nonno, tra i quali un raro esemplare di conformatore ancora funzionante”. Con i bombardamenti degli anglo-americani, terminati il 13 giugno 1944, anche la bottega Piccioni fu distrutta. Ma nel dopoguerra il nonno Bruno, essendo riuscito a salvare gli utensili del mestiere, riprese l’attività aprendo un nuovo negozio poco distante, nell’attuale via Castello, dove vi rimase sino agli anni ’80.

“Nel 1982 mio padre Sergio - racconta Fabrizio - coronò il sogno di tornare, o quasi, dove tutto era cominciato: nel locale distrutto e poi ricostruito nel dopoguerra”. Il negozio dove esercitano ora infatti è, nel palazzo ricostruito nello stesso punto, metro più metro meno, dove il bisnonno Luigi aprì la prima bottega nel 1906. Sergio Piccioni fu il primo a diversificare l’offerta di prodotti e completare la linea di cappelli, inserendo anche altri accessori come sciarpe, guanti ed ombrelli. I cappelli tuttavia rimanevano il capo di punta, seppure non più fatti a mano in bottega, ma dai grandi marchi italiani che attiravano molti clienti.

“Papà Sergio raccontava sempre di quando vide entrare per la prima volta Federico Fellini in negozio. Il regista era venuto a Terni in una delle sue numerose frequentazioni di Spoleto ed era in cerca di un cappello per la sua testa fuori misura: una taglia 63, che altrove non riusciva a trovare, ma mio padre poté accontentarlo. Da quella prima occasione, ogni volta che il maestro passava da Terni entrava in negozio e comprava un cappello. Altro grande cliente affezionato fu Gastone Moschin”.

Nel 2000 subentrano i figli Fabrizio e Riccardo, che guardano in avanti ad un nuovo mercato, ad una diversa clientela, ed ampliano ulteriormente l’offerta inserendo l’abbigliamento. Va così confermandosi la peculiarità del negozio Piccioni del nuovo secolo: una scelta di abbigliamento confezionato, di grande qualità, quasi esclusivamente realizzato nel Regno Unito o Paesi anglosassoni. Caratteristica di unicità, che gli viene dall’essere uno dei pochissimi rivenditori ufficiali di marchi che non hanno referenti in Italia, aziende medio-piccole che curano in ogni dettaglio la qualità del prodotto, in una visione artigianale del lavoro. 


“Nel 2006 - raccontano gli eredi Piccioni - per festeggiare i 100 anni di attività, decidemmo di rinnovare il locale e seguimmo, all’interno, lo stile tipicamente inglese: legno e carta da parati. Abbiamo voluto creare un salotto di vendita, per goderci il bello di questo mestiere: conoscere il cliente e raccontare il prodotto esclusivo e la storia delle aziende che vi sono dietro. Per questo abbiamo due poltroncine in negozio. Negli anni ’30 c’erano 16 negozi a Terni di cappelli, perché il copricapo era un elemento di distinzione, un accessorio immancabile in ogni situazione: dal lavoro di tutti i giorni, nei campi o in ufficio - da strapazzo quindi - all’occasione domenicale o elegante. C’era un gusto per la ricercatezza e l’abbinamento, nei tessuti, nei colori e nella fattura; un’attenzione ai dettagli che oggi i più hanno perso, pensando a coprirsi piuttosto che vestirsi. In 115 anni è cambiata la cultura dell’abbigliarsi, così come la città, ma noi siamo sempre qui per la qualità e lo stile classico, all’inglese e non solo”.