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Umbria Covid, il primo Dpcm di Mario Draghi fa infuriare i baristi sulla questione alcolici da asporto

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I baristi si sentono beffati dal primo Dpcm contro la pandemia firmato da Mario Draghi. “Ci sentiamo un po’ presi in giro - evidenzia Gianni Segoloni, titolare del Cafè Bistrot in piazza Matteotti, a Perugia - non riusciamo a comprendere perché per i bar sia vietato l’asporto dopo le 18 mentre lo stesso è permesso alle enoteche e agli esercizi di commercio al dettaglio delle bevande fino alle 22. A mio modestissimo parere - continua Segoloni - in questa maniera, se non ci sarà un controllo assoluto, si finirà per incentivare gli assembramenti. Chiunque potrà prendersi la sua bottiglia di prosecco o di bollicine per poi ritrovarsi in un parco o in qualsiasi altro luogo”.

 

 

Segoloni spiega che il Dpcm non cambia nulla, invece, per quanto riguarda i ristoranti che dovranno stare chiusi la sera. “Molto meglio sarebbe stato permetterci di restare aperti anche a cena, vietando invece l’asporto. In questo modo, con gli opportuni controlli, si sarebbero evitati assembramenti e garantita l’assoluta sicurezza”. Le nuove regole del Dpcm resteranno in vigore fino al 6 aprile.  Deluso anche Enrico Guidi, presidente di Mio Umbria, il movimento che racchiude le imprese dell'ospitalità. "Queste decisioni ammazzeranno anche la Pasqua che per noi ha da sempre rappresentato la parte più copiosa del fatturato", dice. 

 

C'è invece chi sorride. “L’asporto fino alle 22? Per noi una bellissima notizia, finalmente”: Roberto Lanzone, titolare della vinoteca di San Sisto, a Perugia, è entusiasta. “I nostri incassi sono concentrati tra le 18 e le 20 - spiega - e con le restrizioni imposte dal precedente Dpcm avevamo perso un buon 36%. Un danno gravissimo. Adesso che abbiamo saputo che il nostro codice Ateco è stato liberato, sono felice”. L’asporto è consentito anche agli esercizi commerciali al dettaglio. Rimane vietato il consumo sul posto.