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Ricostruzione terremoto, in Umbria 1.100 cantieri avviati, quasi la metà conclusi. A rilento le opere pubbliche

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Quasi 1.100 cantieri avviati in Umbria e poco meno della metà conclusi. Emerge dal report sulla ricostruzione post sisma diffuso mercoledì dal commissario per la ricostruzione post sisma Giovanni Legnini e aggiornato al 31 gennaio scorso quando è stata anche fotografata per ogni comune del cratere umbro del sisma la quota di domande presentate per la riparazione dei danni sia lievi che pesanti rapportata al numero di edifici inagibili attualmente censiti. Uno scatto inedito che racconta come a Norcia per la ricostruzione leggera siano state completate il 55 per cento delle pratiche attese, mentre per la pesante si è ancora fermi al 9 per cento; a Spoleto, poi, che è il comune più grande del cratere umbro, i progetti per archiviare i danni lievi viaggiano intorno al 63 per cento, mentre per i danni gravi al 6 per cento; per quanto riguarda Cascia, infine, lo stato di avanzamento delle domande segna il 56 per cento per la ricostruzione leggera e l'8 per cento per la pesante. Dalla fotografia, comunque, il record di pratiche presentate spetta a Ferentillo per i danni lievi con l'83 per cento e a Sant'Anatolia  per quella pesante con il 14 per cento, ma entrambi i comuni oltre a essere molto piccoli hanno superato la sequenza sismica del 2016 con un livello di danneggiamento del patrimonio edilizio più contenuto rispetto a Norcia e Cascia, mentre il confronto con Spoleto è improprio per estensione del territorio.

 

 

 

 

Se la ricostruzione privata, almeno sul fronte dei danni lievi, nel corso del 2020 ha fatto registrare un'accelerazione, la svolta deve ancora arrivare per la riparazione delle opere pubbliche piegate dal sisma. In particolare dal report emerge che a fronte di 179 interventi complessivi finanziati sono in corso 13 cantieri, mentre sei sono stati conclusi. La quota più consistente delle pratiche, ossia 65, è in fase di progettazione, mentre per 51 opere non è ancora stata avviata la gara per individuare i tecnici. Procede a ritmo più sostenuto le diocesi di Spoleto-Norcia che a fronte di 144 chiese danneggiate ha avviato 34 cantieri e ne ha conclusi 14.
Più in generale, comunque, in Umbria nel corso del 2020 sono state presentate 3.328 domande, di cui 2.830 per danni lievi e 498 per danni gravi, con un'impennata sul 2019 dell'87,1 per cento che conferma l'efficacia dell'ordinanza con cui Legnini ha sburocratizzato la ricostruzione. La traduzione in valore economico del volume di progetti segna 716,3 milioni di euro richiesti e quasi 279 milioni concessi. Sì, perché sempre nel 2020 le domande accolte sono state 1.103, mentre nel 2019 erano state 757, complice anche la diminuzione di personale in organico all'Ufficio speciale per la ricostruzione, l'unico che ha visto diminuire il proprio personale dal 2018, anno in cui erano in organico 74 unità, mentre nel 2020 come in quello precedente se ne sono contati 66.

 

 


 

Legnini, poi, è tornano a parlare del Recovery fund per il cratere del sisma a cui si vorrebbe attingere per finanziare “le misure complementari al processo di ricostruzione, che sono decise: abbiamo chiesto per il cratere del 2016 e del 2009 un miliardo di euro da destinare ai borghi per renderli attrattivi, sostenibili e connessi, garantendo, a proposito di ambiente e di sostenibilità, la qualità della ricostruzione, quindi, sottoservizi, connessione digitale, quindi cittadine, paesi e borghi smart, perché questa - ha detto - è la grande sfida di questi territori".