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Umbria, con il nuovo Dpcm in molti comuni le scuole potrebbero riaprire

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Fra. Mar.
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Con il nuovo Dpcm le misure adottate dall’Umbria per contenere la terza ondata vanno a sistema. Da oggi infatti in zona rossa si chiudono tutte le scuole di ogni ordine e grado. Non solo, in caso di “circolazione di varianti, o di situazioni connotate da alto rischio di diffusività” o di “motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico” e anche di “ incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100 mila abitanti”, i presidenti di Regione possono decidere chiusure chirurgiche anche a livello comunale o provinciale. Partendo da questa nuova norma contenuta nel Dpcm, il primo dell’era Draghi, si può quindi ipotizzare che, in una situazione come quella umbra con la curva dei contagiati in calo e i numeri che stanno scendendo dopo il periodo di zona rossa per il Perugino, si potrebbe riaprire, almeno in parte.

 

 

Partendo dal parametro relativo all’incidenza, la maggioranza dei comuni umbri è sotto la soglia limite. Compresa Perugia che aveva raggiunto apici allarmanti. Adesso quegli stessi apici sembra li stiano raggiungendo, se non superando, Foligno, Città di Castello, Assisi, Città della Pieve - per citare le città più grandi, dove l’incidenza ogni 100 mila abitanti si aggira su cifre che vanno dai 350 ai 470. Ma ci sono anche Comuni più piccoli come San Venanzo, Marsciano, o Baschi in cui l’incidenza è poco sopra la soglia di guardia. In Umbria invece l’incidenza media nell’ultima settimana è stata di 183 casi per 100 mila abitanti. Va detto che la riapertura non scatta automaticamente al passaggio di una cifra che sia sotto i 250 casi. Senza contare che i tantissimi comuni del cuore verde sono molto connessi tra loro ed è impossibile ipotizzare un comune aperto e il limitrofo chiuso. Ad ogni modo la questione della riapertura delle scuole è all’ordine del giorno della Giunta che si riunirà stamani. Centinaia di migliaia di famiglie aspettano di capire cosa dovranno fare lunedì prossimo.

 

 

Certo per la questione non aiuta la circolazione delle varianti, certificata da ultimo ieri dall’ISS con i risultati dell’ultima flash survey, non è detto che l’Umbria vada spedita verso la riapertura di massa. Nell’ultimo studio, relativo ai campioni inviati il 18 febbraio, si parla di “chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana” della variante brasiliana. In particolare da 47 campioni sequenziati sono emerse 24 varianti brasiliane e 17 inglesi. Intanto ieri nelal Conferenza Stato- Regione era emersa ne disponibilità del Governo a prevedere dei ristori anche per le zone rosse “locali”. Al momento non è stato incluso nel Dpcm, è possibile dunque che il provvedimento venga adottato nel Decreto Sostegno di prossima definizione.