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Umbria e Trentino uniche con diminuzione dei contagi. Scende anche l'incidenza: torna a 183

Francesca Marruco
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L’Umbria è l’unica regione d’Italia, insieme al Trentino Alto Adige che, nella settimana appena trascorsa non solo non ha registrato un incremento dei contagi, ma addirittura una contrazione. Il cuore verde in particolare segna un -17 %. Tradotto in numeri assoluti: nell’ultima settimana di febbraio in Umbria sono stati registrati 1.598 positivi in più, mentre la settimana precedente erano stati 1.929. Scende anche l’incidenza dei positivi ogni 100 mila abitanti. Dai 221 ogni mila abitanti della scorsa settimana siamo infatti arrivati ai 183 di quella appena terminata. Un dato molto importante, che viene tenuto largamente in considerazione. Sopra i 200 casi di contagio ogni 100 mil abitanti la pandemia viene infatti ritenuta non controllabile. Sotto i 50 per 100 mila abitanti, quello che più o meno ha Terni, il controllo dell’epidemia può essere pressoché totale. 

 


“Questo è un dato che ci dà ragione”, spiega il commissario straordinario all’emergenza Covid 19, Massimo D’Angelo. “Quando dicevo che i momenti di aggregazione devono essere ridotti perché in questo modo si riduce anche il contagio, non dicevamo cose sbagliate. Questa è una infezione molto particolare, e noi, in Umbria, siamo stati i primi a dover contrastare le varianti. Ma i risultati che iniziamo a vedere ci fanno ritenere di aver agito nel modo giusto. Ed è un’ulteriore prova che il Covid si trasmette con determinate modalità”. Sulla possibilità di tornare in giallo, D’Angelo resta molto cauto: “Dobbiamo valutare giorno per giorno, questo virus cambia troppo velocemente”. 

 


Ma, dato che il contagio sembra aver intrapreso una frenata importante, ora come non mai è importante reimpostare un servizio di tracciamento che non si faccia scappare nulla. Come qualcuno ha suggerito. Ma il commissario Covid rivendica il lavoro fatto proprio dalle equipe di tracciatori e dagli occhi attenti di chi, stando dietro ai tanti cluster, in gennaio ha iniziato a notare che qualcosa di strano stava accadendo. E che, indagando, ha portato alla scoperta della circolazioni delle varianti. “Dal tracciamento - spiega D’Angelo - è nata l'idea che ci potesse essere qualcosa che era cambiato. E’ stato quello che ci ha consentito di valutare fatti epidemiologici che erano diversi”. E sulla possibilità di incrementare il metodo di tracciamento coinvolgendo magari anche realtà comunali, come proposto ad esempio dai sindaci del Trasimeno, o sul modello Todi, D’Angelo spiega: “Io credo che il cosiddetto modello Todi sia fondamentale, tra l’altro gli abbiamo chiesto diversi interventi. Poi ritengo però che vadano integrati diversi modelli e se ho più operatori che possono aiutare nella gestione di questo particolare ambito, tanto meglio”.