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Covid, il fisico Gammaitoni: "Umbria prima regione a essere uscita dalla terza ondata"

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Alessandro Antonini
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Secondo il professor Luca Gammaitoni, docente di Fisica all’Università di Perugia, l’Umbria “è la prima regione a essere uscita dalla terza ondata”. 
Prof lei è sempre prudente nelle analisi: stavolta non è un po’ troppo ottimista?
Si tratta di leggere e interpretare i dati: mostrano chiaramente che il terzo picco in Umbria è stato superato. Senza eventi catastrofici come grossi focolai in ospedali e strutture protette osserveremo una discesa non velocissima ma costante dei contagiati.
Però restano alti morti e ricoveri.
La curva dei ricoveri e dei decessi segue da vicino quella dei contagiati. C’è un certo ritardo dei primi due indicatori rispetto a quello dei positivi, ma l’andamento è lo stesso.
Quindi ne siamo usciti?
Possiamo dire che Umbria è la prima regione ad essere entrata nella terza fase e la prima ad esserne uscita. Certo, non è detto che nel resto d’Italia tutte le altre regioni entrino in fase tre ma c’è preoccupazione. Mentre  in Umbria i dati ispirano ottimismo quelli nazionali sono orientati verso un aumento dei contagi.


Cosa ci aspetta nei prossimi mesi?
Riuscendo a mantenere la curva in progressivo calo ci sarà un impatto nei prossimi mesi anche a livello economico. Per giugno potremo guardare alla stagione turistica con qualche speranza. Ma è cruciale il numero dei vaccini che verrà somministrato.
Sui vaccini come siamo messi?
Non siamo messi bene, in Umbria come in tutta Italia. Da un lato non brilliamo nell’organizzazione e dall’altra non c’è una dotazione sufficiente di dosi.
Siamo entrati prima nella terza fase: colpa solo delle varianti o anche problemi  al tracciamento?
Non siamo stati bravi a fare il tracciamento. E’ noto che in Umbria nel periodo natalizio ci sono stati eventi, cene tra amici, feste di compleanno, poi  episodi gravi in ospedali e rsa, cluster importanti. Fatti puntuali che andavano seguiti al momento e isolati immediatamente. Servirebbe  avere “occhi” in ogni comune, localizzando il contact tracing.
Modello Todi?
Sì, quel modello andava esteso a tutti i comuni. C’è stato un ritardo nella reazione da parte nostra. Il nostro obiettivo deve essere individuare, testare e isolare subito. Un’altra cosa vorrei dire: i lockdown generalizzati non servono a molto. Occorrono interventi mirati dove si sviluppa il contagio.


E’ ottimista ma non bisogna rilassarsi, giusto?
Assolutamente, soprattutto in questo momento, proprio perché le cose vanno meglio bisogna tenere duro, rispettando le regole.
Sbagliato riaprire i negozi?
No, anche perché non possiamo dire siano stati una causa di contagio. Si può riaprire, facendolo in sicurezza, con le condizioni giuste.
Idem per le scuole: si possono riaprire, prima però occorre intervenire aumentando i livelli di sicurezza nei trasporti, che si sono dimostrati uno degli elementi critici.