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Perugia, terrorismo islamico: nel mirino c'era anche Papa Francesco

Alessandro Antonini
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Foto di giovani guerriglieri con accanto la bandiera nera dell’Is. Sono alcune delle foto postate sul web dalla cellula di fondamentalisti islamici indagati per terrorismo e per aver fatto proselitismo sul web. Sei le persone a cui la Procura di Perugia ha notificato l’avviso di conclusione indagini, un albanese e cinque marocchini. Il gruppo avrebbe anche progettato di destituire il re del Marocco Mohammed VI reo di aver incontrato Papa Bergoglio nel marzo 2009. Per postare le foto e inneggiare alla guerra santa avrebbero anche utilizzato un internet point nell’hinterland di Perugia. I fatti contestati vanno dal 2012 al 2019. E’ stata la polizia postale a scoprire il materiale incriminato, in un profilo Facebook. Due anni fa sono stati fatti i primi sequestri di tablet, pc e smartphone. Poi la ricostruzione dell’intera cellula. Almeno uno degli indagati è stato espulso perché ritenuto un pericolo per la sicurezza nazionale. Gli indagati, è scritto nel capo di imputazione, “con più azioni esecutive istigavano alla commissione di delitti con finalità di terrorismo”. In particolare “mediante la pubblicazione post e video su rete internet”. Avevano dei profili Facebook dedicati.

Sempre in base alla ricostruzione della procura “inneggiavano e fomentavano sentimenti di odio religioso nei confronti di cristiani, ebrei e musulmani ritenuti di diverso orientamento religioso”. L'obiettivo era spingere alla guerra santa, al martirio. Rigettando lo stile di vita occidentale. Gli indagati “esaltavano la Jihad” e anche “attraverso atti violenti” esortavano “all'applicazione della legge islamica e della religione islamica radicali. ritenendole l'unico stile di vita possibile”. Due degli indagati hanno 47 e 48 anni, gli altri 37, 35, 33 e 22 anni. 

Auto addestramento - Il 25 febbraio un muratore 24enne, tunisino, residente nella provincia di Parma, è stato condannato dal tribunale di Bologna per auto addestramento per attività con finalità terroristiche. E’ stato scoperto grazie a indagini su chat whatsapp partite dalla polizia postale di Perugia.

I precedenti - Una delle prime indagini in Italia per addestramento al terrorismo internazionale è stata portata avanti nel 2007 proprio dalla Digos di Perugia nei locali del centro islamico di Ponte Felcino. Venne arrestato l'imam Mostapha El Korchi, marocchino, poi condannato con sentenza definitiva per terrorismo internazionale e successivamente rimpatriato (nel 2012) in Marocco insieme ad altri due connazionali. Dal 2015 al 2017 sono state effettuate 13 espulsioni dall'Umbria per terrorismo. Quattro proseliti dell'Isis sono finiti in carcere nel marzo del 2018: il gup Frabotta ha condannato a quattro anni di reclusione, con rito abbreviato, tre tunisini che erano accusati appunto di istigazione a delinquere con l'aggravante del terrorismo internazionale.