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Perugia, assolto ex sindaco di San Giustino per il caso della dipendente promossa e andata subito in pensione

Luca Serafini
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Fabio Buschi, ex sindaco di San Giustino, non ha causato un “danno erariale” e non deve restituire i soldi “percepiti illegittimamente” da una dipendente del Comune elevata dal primo cittadino ad un ruolo apicale ma andata in pensione otto giorni dopo. Grazie alla qualifica ricevuta in extremis, la donna ha ricevuto 8.864,76 euro annui in più. E il caso è finito al centro di un procedimento davanti alla Corte dei Conti di Perugia. Nell’aprile 2019 la sentenza fu contro Buschi. Ora arriva l’assoluzione. La Terza sezione giurisdizionale centrale d’Appello, con presidente Luciano Calamaro, ha accolto il ricorso di Buschi. Assolto. Perché “non ci sono gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa”.

 La singolare vicenda risale al 2011. La “dottoressa V.” com’è indicata nella sentenza, il 20 dicembre fu elevata nella posizione apicale dei Servizi Demografici, individuata dal sindaco tra i dipendenti idonei. Per l’impiegata scattò una diverso inquadramento retributivo e di punteggio. Quattro giorni dopo, il 24 dicembre, vigilia di Natale, la dipendente comunicò che il 1° gennaio sarebbe andata in pensione. L’ufficio municipale preposto sancì che al 31 dicembre 2011 la dottoressa V. aveva maturato i requisiti per il collocamento a riposo per limiti d’età.

Più avanti scoppiò il caso. Il sindaco fu accusato di aver arrecato danno all’Inps per il maggior trattamento pensionistico con l’aumento della qualifica applicato a tutto l’anno a fronte di soli otto giorni lavorativi reali (c’erano le feste di Natale). Difeso dall’avvocato Loriano Maccari del foro di Arezzo, Buschi ha dimostrato la sua estraneità alle accuse. Era stato il responsabile dell’Ufficio Massima Dimensione, con una sua determinazione, e non il sindaco, a indicare per la retribuzione della dipendente la percezione dell’indennità per dodici mesi.

Ed era stata la Segretaria generale comunale, il 19 dicembre, a chiedere formalmente la copertura del rilevante ruolo apicale dopo che lei aveva declinato. Non ci sono, scrivono i giudici, “riscontri probatori e documentali” di un coinvolgimento diretto di Buschi “nella attività ‘preordinata alla costituzione di un trattamento stipendiale più favorevole nei confronti della dottoressa V.’”

Sindaco assolto, quindi. Quanto alla pensione della dipendente è aperto un altro procedimento davanti al giudice del lavoro.