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Umbria, ristoratori e commercianti in piazza: "Vogliamo tornare a lavorare. Servono aiuti e un piano concreto"

Foto Giancarlo Belfiore

Catia Turrioni
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“In Umbria vogliamo lavorare”: è quanto hanno detto e ripetuto ristoratori, produttori, distributori, commercianti, titolari di palestre e discoteche che venerdì 26 febbraio si sono riuniti in piazza Italia, a Perugia, per protestare contro un sistema che minaccia di portarli lentamente alla morte. L’iniziativa è stata organizzata da Mio, Movimento imprese ospitalità. Il presidente regionale, Enrico Guidi, chiede un cambio di passo. “Non c’è più tempo da perdere - dice - La politica deve prendersi le sue responsabilità e, compatibilmente con la situazione sanitaria, stilare un cronoprogramma dettagliato e inderogabile di riaperture. Non chiediamo elemosine, vogliamo fare il nostro lavoro”.

Lo chef Michele Radicchia, iscritto alla Federazione cuochi italiani, è fermo dallo scorso novembre. “Siamo l’ultima ruota del carro - sbotta - la cassa integrazione è poca e arriva tardi”. Fabio Cancelloni, rappresentante delle aziende di distribuzione, spiega che se non si prenderanno provvedimenti certi e immediati “si rischia la crisi irreversibile”. Giobi Zangara, ristoratore, riassume in tre parole: “Siamo alla frutta”. In piazza ci sono anche Erica Bellini e Luigi Cozzari, rispettivamente presidente e vice di Federpreziosi Confcommercio Umbria.

“Siamo qui per chiedere di poter tornare a lavorare - evidenzia Bellini - visto che la zona rossa stabilisce riaperture e chiusure secondo parametri che con il contagio non hanno nulla a che fare. E intanto le nostre aziende sono allo stremo”. Elisabetta Ricci è presidente dell’associazione Jalila, Le follie d’oriente. Insegna danze etniche: “Ci sentiamo discriminati - spiega - per tante attività è stata trovata una soluzione, per noi no”. In piazza anche Graziano Giancaglia, rappresentante Silv, locali da ballo notturni: “Noi lavoriamo sugli assembramenti e siccome abbiamo buonsenso non chiediamo di riaprire subito. Ma siamo stati completamente dimenticati e questo non possiamo accettarlo”, evidenzia.

Paolo Mariotti, presidente dell’associazione Perusia Futura che raggruppa le attività del centro di Perugia, punta il dito contro la follia di far restare aperte alcune attività e chiuderne altre: “Scarpe per bambini sì, scarpe per adulti no. Mutande sì, abbigliamento no. Perché?”. Per Giuseppe Critelli, ristoratore, la risposta è più facile di quanto si possa immaginare: “Chi fa certi provvedimenti non vive in questo mondo”.

Il presidente di Mio Italia, Paolo Bianchini, dopo la manifestazione è stato ricevuto dalla governatrice Donatella Tesei. A lei è stato sottoposto il piano per la ripresa economica del settore horeca predisposto dal Movimento. Il punto centrale sono i risarcimenti alle aziende che devono essere istantanei e calcolati sull’effettiva perdita di fatturato.