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Covid, in Umbria dati settimanali in lieve miglioramento ma i rischi restano alti

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“In Umbria il trend settimanale del Covid evidenzia una riduzione degli attualmente positivi da 8.520 a 8.328 (-192), dei ricoveri positivi da 545 a 519 (-26) e tra questi dei ricoveri in terapia intensiva che passano da 86 a 78 (-8). Il trend dei contagi nell’ultima settimana si è sostanzialmente stabilizzato, evidenziando una tendenza alla decrescita dei dati relativi ai ricoveri e dei pazienti in terapia intensiva”. E' la motivazione scritta con cui Regione, Comitato tecnico scientifico e Istituto superiore della sanità hanno deciso di sospendere la zona rossa in Umbria sostituendola con l’arancione rafforzato, che permette, tra le altre cose, lo spostamento all’interno dello stesso comune e tra comuni sotto i 5 mila abitanti per visite ai partenti (una sola volta massimo due persone più minori sotto i 14 anni).

Sulla riapertura a metà dei servizi per l’infanzia (sì 0-3 anni, no per ora 3-6 anni) hanno pesato i pareri negativi del Cts e della direzione sanità: troppo alto l’impatto delle varianti su questa fascia d’età. In base al report dell'Istituto Superiore della Sanità riferito al 15-21 gennaio, l’Umbria resta a rischio alto, con Rt a 1,07 (quello nazionale ora è al 0,99), incidenza nei 7 giorni in calo ma comunque a 225,93 casi per 100 mila abitanti. Sono 349 i nuovi focolai e 622 i contagi non riconducibili a catene di trasmissioni note. Ospedalizzazioni ordinarie e Covid al 56%, sopra la soglia (rispettivamente del 40% e del 30%).

Il Cts nazionale indica la zona arancione ma convenendo sul fatto che “tale disposizione può essere eventualmente rafforzata con ordinanza regionale per le aree a maggiore incidenza di contagi”. Decisiva la prevalenza (85%) delle varianti brasiliana e inglese del virus. In definitiva segnali leggermente positivi in particolare sull'aspetto dei ricoveri, ma il rischio resta e occorre continuare a mantenere l'attenzione molto alta.