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Covid in Umbria, Corte dei conti sull'ospedale da campo: "Opera totalmente inutilizzata"

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Ale. Ant.
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In un anno 1.189 denunce ricevute, 216 nuove istruttorie. Sono i numeri dell’attività della Procura regionale della Corte dei conti. Nella sua relazione di apertura dell’anno giudiziario la procuratrice Rosa Francaviglia bacchetta la Regione sull’ospedale da campo. E in generale sulla sanità. Parte dalla precedente gestione: l’ inchiesta sanitopoli ha svelato un “coacervo di cointeressenze illecite”. Ora servono “interventi rapidi risolutivi”. Soprattutto in emergenza Covid Fracaviglia rileva nell’Umbria definita Covid-free “una evoluzione estremamente preoccupante dei contagi in un arco temporale alquanto ristretto con un incremento esponenziale dei ricoveri”. 


E stigmatizza il “migrare altrove di medici, specialisti e specializzandi, tecnici infermieri formati in ambito regionale”, chiedendo “l’incremento dell’assunzione di personale a tempo indeterminato improntata a criteri meritocratici e trasparenti”. Il bersaglio grosso è l’ospedale da campo, definito caso “emblematico”. La struttura “milionaria finanziata dalla Banca d’Italia e da risorse finanziarie aggiuntive ottenute dall’esenzione Iva è stata attrezzata e collaudata dall’ente regionale. Nonostante la grave emergenza sanitaria in atto, rimane ancora priva di pazienti per mancanza di operatori qualificati”. Non si tratta di “opera incompiuta, bensì totalmente inutilizzata”. La realizzazione “ non può legittimamente prescindere dall’effettiva e concreta destinazione rispetto allo scopo prefissato a monte, integrandosi, in caso contrario, un pregiudizio patrimoniale”. Se la struttura non verrà utilizzata c’è danno all’erario. L’attività dei magistrati contabili si è concentrata sul fronte sanitario. Un invito a dedurre ha toccato dirigenti di un’azienda ospedaliera per la gara (“con gravissime irregolarità”) sull’acquisto di un acceleratore lineare: unico partecipante e zero ribasso. E ancora: a tre ex direttori Asl addebitati 1,7 milioni di danni per omessi incassi di 336 verbali su focolai di anemia infettiva equina. 


Sette i casi di malasanità. Tra questi c’è un paziente, poi deceduto, al quale “sono stati somministrati da medici specializzandi, senza alcun controllo dei sanitari strutturati, 22 sovradosaggi di un farmaco (idarobucina) rivelatosi letale”. Il danno all’azienda ospedaliera, quantificato in 800.000 euro, è stato addebitato al medico, al direttore del reparto e a due specializzandi. Ancora: due casi di referti sbagliati con esiti invalidanti per i pazienti, 210.000 e 12.000 euro. Uno psichiatra a cui sono chiesti 216 mila euro per aver indotto alle dimissioni di una sedicenne dopo una ingestione di psicofarmaci: la giovane si è poi uccisa buttandosi dal 13esimo piano di un palazzo e la Usl ha dovuto risarcire la famiglia. Un parto ritardato con gravi “esiti invalidanti”per il neonato ha fatto scattare l’invito a dedurre per 190 mila euro di colpa professionale. 260 mila euro per due viti troppo grandi inserite in una paziente in un intervento ortopedico al braccio.