Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, il monito della Dia: "La 'ndrangheta cerca imprese in crisi per colpa del Covid"

Fra. Mar.
  • a
  • a
  • a

La ‘ndrangheta, che è l’organizzazione mafiosa maggiormente presente in Umbria, è a caccia di imprese con problemi legati alla crisi causata dal Covid. E’ quanto sta scritto nell’ultima relazione della Dia. “L’analisi degli esiti investigativi degli ultimi anni in Umbria, restituisce una situazione che vede la regione non interessata da un radicamento stabile di forme di criminalità strutturate in grado di assoggettare aree del territorio. Tuttavia non sono mancati segnali dell’operatività di proiezioni mafiose orientate a cogliere soprattutto le opportunità offerte dal locale tessuto socioproduttivo, caratterizzato da un reticolo di piccole e medie imprese per riciclare e reinvestire i capitali illecitamente acquisiti, oltreché per effettuare pratiche usurarie ed estorsive finalizzate ad assumere il controllo di attività economiche”.

 

 

E’ questa la fotografia contenuta nella relazione del primo semestre 2020 della Direzione Investigativa antimafia per la regione Umbria. Nel documento viene anche messo in evidenza quello che viene definito come “ fattore di attrazione individuato dai finanziamenti pubblici connessi con la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto”. Nella relazione si sottolinea inoltre “ il rischio di infiltrazioni nel tessuto socio-economico potrebbe essere favorito dalla detenzione di elementi mafiosi negli Istituti penitenziari umbri”. L’operatività di persone legate a sodalizi di stampo mafioso “riguarda soprattutto la provincia di Perugia, dove resta attuale l’operatività della criminalità calabrese attiva sia nel settore economico sia nel campo del traffico delle sostanze stupefacenti, attraverso tanto il mantenimento di uno stretto legame con le cosche di origine, quanto e talvolta stringendo accordi con la criminalità albanese e rumena. Presenti anche casi di pratiche estorsive e usuraie”.

 


In particolare, nella relazione viene evidenziato che è stata rilevata nel tempo la presenza di personaggi collegati alle ‘ndrine calabresi Giglio, Farao-Marincola201, Maesano-Pangallo-Favasuli e Scumaci. Con le indagini “Infectio”202 e “Core business”203 è stata nel dicembre 2019 documentata l’operatività di elementi collegati alle ’ndrine “Mannolo”, “Zoffreo” e “Trapasso” di San Leonardo di Cutro ed alla ‘ndrina “Comisso” di Siderno (RC), indagati per traffico di stupefacenti e estorsioni, nonché in ordine ad attività di riciclaggio”. 
“In conclusione - si legge nel capitolo dedicato al cuore verde - nella regione la proiezione mafiosa allo stato più rilevante risulta quella ‘ndranghetista, per la quale appare necessario mantenere alto il livello di controllo allo scopo di prevenire i tentativi di infiltrazione nel tessuto produttivo. Si tratta infatti una realtà criminale che dispone in generale di una rilevante liquidità che può essere riciclata e reinvestita nelle opportunità economiche offerte dal territorio, in particolare approfittando dell’attuale stato di sofferenza dei vari settori in costanza della pandemia”.