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Covid in Umbria, bollettino del 25 febbraio: 267 nuovi positivi e nove morti. Giù ricoveri e terapie intensive

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Ale.Ant.
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Sono  267 i nuovi positivi su 3.632 tamponi molecolari analizzati nelle ultime 24 ore. E' il dato del bollettino del 25 febbraio, su dati della Regione Umbria e della Protezione civile. I morti sono 9 (1.023 in totale). Giù i ricoveri: -15 per quanto riguarda le ospedalizzazioni Covid ordinarie (525 in tutto) e -3 per le terapie intensive (77). Gli attualmente positivi scendono di 95 unità: sono 8.322 in tutto. In 24 ore sono uscite dall'isolamento  259 persone. Restano in quarantena perché positivi o contatti in attesa di tampone sono 10.914.

Il Nucleo epidemiologico regionale nella conferenza stampa settimanale ha fatto il punto sui dati sanitari: si conferma il "leggero calo" del contagio, c'è una inversione di tendenza, le zone rosse chirurgiche "sembra abbiano funzionato", spiegano Marco Cristofori e Carla Bietta del Nucleo.  L'assessore alla Sanità, Luca Coletto, fa sapere che "i cluster ospedalieri stanno sparendo, ci sono più guariti e meno positivi. Gli ospedali, su tutti quello di Perugia, sono garantiscono le prestazioni per le altre patologie e i pazienti possono stare tranquilli. Stiamo avendo ragione anche di questa terza fase, siamo stati investiti per primi e ora, lo dico con rammarico, il ritorno della pandemia interessa tutta Italia. Abbiamo faticato di più perché questa volta siamo partiti con i posti letto e le terapie intensive già con un grado di occupazione avanzato". 

Cristofori ha messo in fila i dati della media mobile settimanale: "Le misure restrittive  funzionano, l'rt umbro  è sceso stabilmente sotto l'1.  Anche le fasce di età prima colpite di più, a parte la fascia 29-34 anni, registrano un calo dei nuovi casi". Confermata la prevalenza delle varianti, su tutto il territorio regionale: su 176 campioni inviati il 10 febbraio e analizzati dall'Iss, quella brasiliana è al 54% e al 29,5% quella inglese. A Perugia la Brasiliana arriva al 71%, quella inglese al 24%. Il vecchio ceppo nel capoluogo non c'è più. Intanto è in fase di ricostruzione la presenza di un soggetto di Avezzano,  in Abruzzo, per cui è stata riscontrata variante sudafricana: è stato in Umbria per motivi di lavoro.