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Spoleto piange l'ambasciatore ucciso in Congo: "Attanasio era venuto dopo aver rimpatriato la suora malata di Covid"

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Anche l'Umbria, in particolare la città di Spoleto, piange la morte di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica del Congo, ucciso in un attentato nella parte orientale del Paese, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e al loro autista. Il 29 settembre dell'anno scorso, infatti, l’ambasciatore Attanasio era stato in visita proprio a Spoleto per incontrare le suore della Sacra Famiglia a seguito del rimpatrio di suor Annalisa Alba, missionaria da anni in Congo che era rientrata in Italia dopo un peggioramento delle condizioni di salute a causa del Covid 19. L’ambasciatore, che le suore vollero ringraziare incontrandolo di persona, arrivò a Spoleto insieme alla moglie Zakia Seddiki, presidente onorario dell'associazione Mama Sofia.

“Era un uomo dalle doti umane straordinarie, un diplomatico giovane e molto capace – sono state le parole del sindaco di Spoleto, Umberto de Augustinis - era anche un amico della nostra comunità, come testimoniato dalla sua recente visita a Spoleto. Ci uniamo al cordoglio nazionale per questo terribile attentato che ha causato la morte anche del carabiniere Iacovacci”. “Tutti amavano Luca Attanasio. Lui e sua moglie erano una coppia di pace” è il ricordo di don Valerio, parroco di Limbiate. Sull'agguato costato la vita all'ambasciatore, al carabiniere e al loro autista, il segretario generale della Conferenza episcopale del Congo, Abbé Donatienne Nshole, ha spiegato che “la zona in cui si è verificata questa tragedia è una zona totalmente fuori controllo”.

E ancora: “Poco tempo fa la Conferenza episcopale del Congo ha mandato una missione di ascolto e vicinanza a Beni, Butembo e Bunia. A Bunia abbiamo visitato i campi degli sfollati e dei rifugiati interni che sono circa 2 milioni. Operano tanti gruppi ribelli e ci sono giri di affari. C’è economia criminale. I vescovi stanno riflettendo e nei giorni prossimi potranno elaborare un documento sul tema dell'insicurezza”, ha concluso il segretario generale dei vescovi del Congo