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Umbria, dall'8 al 28 febbraio sospese 9.952 prestazioni sanitarie. Si aggiungono alle 10.824 del 2020

Medico nei guai

Francesca Marruco
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Dall’8 febbraio e fino alla fine di questa settimana sono 9.952 le prestazioni sanitarie sospese in Umbria. La fortissima pressione dei malati Covid negli ospedali umbri e l’esplosione dei cluster al Santa Maria della Misericordia aveva portato il 7 febbraio scorso all’emissione di una circolare firmata dal direttore saute e welfare, Claudio Dario e dal commissario straordinario all’emergenza Covid19, Massimo D’Angelo, diretta alle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni e alle due Usl in cui si chiedeva di “sospendere le attività chirurgiche di ricovero programmate procrastinabili, comprese le prestazioni Alpi, e le attività di specialistica ambulatoriale procrastinabili e con classe di priorità D e P, comprese le prestazioni Alpi”. 

 


Ebbene in questi 20 giorni, le prestazioni da riprogrammare sono 9.952. Il dato, fornito da Umbria Salute - che gestisce il Cup dell’Umbria - si va a sommare alle altre prestazioni sanitarie rimaste ancora da recuperare dopo il lungo lockdown dello scorso anno. Si tratta di altre 10.824 prestazioni. Il 4,4% del totale di quelle che nel periodo che va dall’8 marzo al 21 giugno 2020 erano state sospese. Ovvero 225.854. Una enormità, che ha richiesto mesi di interventi con sessioni anche festive o serali per recuperare quanto rinviato. Al momento dunque in Umbria ci sono 20.236 prestazioni che sono state prenotate dai cittadini ma non effettuate. 

 


Tra queste c’è quella di Cristina, che racconta quanto le è accaduto all’ospedale di Perugia: “Dovevo fare un’isteroscopia. Va fatta in un momento specifico del mese è non è un esame semplice. A me serve per decidere come procedere per la cura di una patologia importante. Insomma, appuntamento il 15 alle 8.30. Il 10 mi chiamano per confermarlo. Arrivo all’ingresso Gambuli. Quello più vicino alla struttura che devo raggiungere. E’ chiuso. Prima nessuna segnaletica ad annunciarlo. Torno a piedi all’ingresso principale. Mi controllano la temperatura, mi sanificano le mani e leggono la mia impegnativa. Mi fanno entrare e mi indicano il percorso. Io mi perdo e poi chiedo a un medico. Arrivo all’ambulatorio. C’è una guardia che di nuovo controlla la mia impegnativa. Poi finalmente esce un’infermiera. Le porgo i documenti, penso sia il mio momento. In vece mi dice ‘che ci fa qui? Non le hanno detto che la prestazione è sospesa?’. No.Nessuno me lo aveva detto. Ho pure camminato per un pezzo in ospedale quando insomma non è il luogo più sicuro adesso. Ma chi controlla all’ingresso sa cosa deve guardare? Poi sono tornata in farmacia, ho riprenotato la visita per l’11 marzo. Speriamo non la sospendano di nuovo”.