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Gubbio, baristi disperati: "Incassi in calo dell'80 per cento"

Euro Grilli
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“C’è rimasto da arcoje la spiga, ma adesso n'è tempo de mietitura”, frase che tradotta dal dialetto di Gubbio sintetizza bene la crisi profonda che stanno attraversando gli esercizi commerciali, nella fattispecie i bar che in regime di zona rossa e con la regolamentazione prevista per la merce d’asporto non riescono nemmeno a coprire le spese. 

Fabrizio Carletti è uno dei titolari dell’antico bar delle Logge, sotto le Logge dei Tiratori in piazza Quaranta Martiri. “Sono 33 anni che gestiamo il bar - dice - ma una crisi così non l’avevamo ai vista. La situazione è drammatica e ogni giorno che passa è sempre peggio. Se non cambia qualcosa vedo un futuro nero, nerissimo”.


 

I ristori dello Stato?
“Lascia perdere ti riporto un dato che fa capire bene la situazione: è da novembre che non riusciamo a prenderci lo stipendio. E intanto le spese ci sono sempre, le tasse e tutto quanto c’è da provvedere per mandare avanti l’azienda”.
L’asporto non riesce a rendere meno difficile il momento?
“Macché, più che altro è un servizio che cerchiamo di garantire alla clientela. Ma gli incassi sono ridicoli”.

 

In percentuale di quanto è calato il giro di affari?
“Dall’ottanta al novanta per cento. Quel poco che incassiamo con l’asporto serve per pagare la luce e l’acqua, e basta”.
Stesso refrain poco più avanti, nel bar Espressamente Illy dove Donatella e Fausto, marito e moglie, lavorano da 30 anni.
“La situazione di crisi è totale. Non c’è gente e quel poco che facciamo con l’asporto serve giusto per pagare qualche spesa, ma se non si hanno le spalle larghe qui bisogna cominciare a pensare di chiudere e cambiare aria”.

 

La politica dei ristori del Governo non è finora riuscita a supportarvi?
“Assolutamente no. Se va avanti così dobbiamo iniziare a pensare di chiudere”.
Anche nel bar Dragoni, sempre in piazza Quaranta Martiri, la situazione non è migliore.
Fabrizio e Rosella sono precisi: “Il fatturato è calato più dell’80 per cento. Diventa problematico andare avanti”.
Con l’asporto come è la situazione?
“La zona rossa ci taglia le gambe. Già le persone che girano sono pochissime e il fatto di non poter consumare all’interno dei locali complica tutto”.

“E’ dal 1974 che abbiamo il bar - conclude Fabrizio - e non ci saremmo mai aspettati di dover fronteggiare una situazione del genere. Poter servire i clienti solo nel rispetto del regime di asporto è l’anticamera della crisi totale. Peggio di così non si può, anche perché le tasse ci sono sempre e le spese di gestione pure, ma il cassetto degli incassi è sempre più vuoto”.