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Perugia, qualche negozio riapre per i prodotti autorizzati: "Abbiamo perso migliaia di euro"

Patrizia Antolini
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“Siamo aperti da 50 anni e abbiamo sempre rispettato le regole. Con questa ulteriore decisione di farci chiudere a febbraio abbiamo perso almeno 20 mila euro e la merce invernale chi ce la ricompra più?”. Roberto Faina, tra i titolari dell’omonimo negozio di calzature di San Martino in Campo, a Perugia, ieri è tornato in negozio. E ha riaperto. Da parte sua però nessuna irregolarità: nella licenza di famiglia c’è anche un codice Ateco per la vendita degli articoli sportivi e così, come hanno fatto altri commercianti in altri Comuni, ha deciso di aprire. Dunque nessuna infrazione perché gli articoli sportivi si possono vendere anche in zona rossa e perché nel resto del negozio ha sistemato transenne bianche e rosse. “I nostri clienti ormai lo sanno - rassicura - finché si manterrà la zona rossa spediamo tutto on line”. 

La zona rossa impone ai negozi di abbigliamento e calzature i sacrifici maggiori e, ad oggi, per ottenere praticamente zero nei fatti, sono arrivate tante rassicurazioni a parole e la promessa di ristori più meno sostanziosi. Al tam tam su facebook e su instagram, partito nei giorni scorsi tra alcune storiche realtà commerciali dell’hinterland perugino, sono seguite decine di condivisioni e soprattutto la solidarietà di altrettanti clienti. Ne è la conferma quello che è accaduto anche lunedì. Alle 16 nel negozio di San Martino in Campo già si erano presentati due clienti per acquistare scarpe sportive. “I clienti abituali ci sono vicini, sia quelli sui social, sia chi è venuto nel negozio. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà - spiega il titolare - ci sostengono, ci dicono: dovete riaprire al più presto. E’ assurdo che ci sia tutta questa gente in giro e voi siate costretti a restare chiusi”. 

L’insofferenza è palpabile. Sui social e non solo. Si parla di una imminente manifestazione che i commercianti dell’abbigliamento e delle calzature sarebbero intenzionati ad organizzare a livello generale a Perugia. Un appello per poter tornare a lavorare più che una volontà di infrangere le regole. Non si chiede altro che poter riaprire le proprie vetrine. Nel rispetto delle regole.