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Umbria, i degenti di terapia intensiva supereranno quota 100. Nei prossimi tre mesi altri 4oo morti

Francesca Marruco
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Nel migliore, si fa per dire, degli scenari, l’Umbria arriverà ad avere 107 pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva attorno al 19 marzo. Nel peggiore invece si potrebbe arrivare addirittura a 237 all’inizio di maggio. A “rivelarlo” sono le proiezioni elaborate dall’ingegner, Fortunato Bianconi, del Nucleo di valutazione epidemiologica della Regione Umbria. “Innanzitutto va detto che già in queste valutazioni si inizia a vedere l’effetto degli interventi di mitigazione” dice l’ingegner Bianconi che, proprio in questi giorni aggiornerà i suoi modelli. “Nelle prossime previsioni forse potremo avere numeri migliori, ma tutto dipende dal tempo per cui verranno prorogate le misure di contenimento. Perché altrimenti, l’unica altra variabile davvero incisiva sull’andamento delle curve di ospedalizzati e decessi, potrebbe essere un’accelerazione della campagna vaccinale, che però presupporrebbe aver molte più dosi”.

 

 

Oltre alle terapie intensive, i modelli di Bianconi - “che fino ad ora si sono sempre rivelati veritieri” precisa l’ingegnere - rivelano anche quanti ricoveri attendersi e quanti decessi si dovrà essere pronti ad accettare. In questo senso per quanto riguarda le degenze, nello scenario peggiore, i ricoveri potrebbero arrivare a 755 verso la metà di marzo, con un picco di 1.139 a inizio di maggio. Sempre in questo scenario, che prevede 237 pazienti in terapia intensiva a maggio e 139 a metà marzo, i morti potrebbero arrivare a 1.345. Circa 420 in più di adesso. Nello scenario “migliore” invece, i decessi arriverebbero a 1.305 (383 in più di ora), mentre i ricoverati a 516 nel momento di carico di picco attorno al 6 marzo e a 506 dopo circa due settimane. Per la terapia intensiva invece, in quel caso, i pazienti dovrebbero raggiungere il loro apice di 107 a metà marzo.

 

 

“Quando ho elaborato queste proiezioni (15 febbraio, ndr) le due possibilità le ho considerate equiprobabili, c’era profonda incertezza - dice Bianconi - adesso, con le misure in atto, tendo a pensare che lo scenario migliore sia quello forse un po’ più probabile, lo spero. Ma si devono mantenere le mitigazioni, almeno per un po’”. “Se guardiamo le curve si nota anche che la variazione della frazione dei ricoveri e dei degenti in terapia intensiva rispetto agli infettati di vedeva nel modello già da metà dicembre. Era un elemento predittore di quello che le varianti avrebbero fatto poi: quasi raddoppiare lo stesso dato passato da 0,9% a 1,3%. Le varianti sembrano provocare più degenze rispetto alla base di positivi. E se si guarda bene, anche nel resto d’Italia inizia ad accadere lo stesso: crescono i ricoveri ma non proporzionalmente ai positivi, come avevamo visto finora”.