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Umbria Covid, gastroenterologa di Perugia in Pneumologia per aiutare i colleghi nell'emergenza

Catia Turrioni
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Quando fare il medico non è soltanto un lavoro. Simona Corsi, gastroenterologa da quindici anni in servizio al Santa Maria della Misericordia di Perugia, da quattro mesi ha messo da parte la sua specializzazione per entrare a far parte della squadra di sanitari che ogni giorno, senza risparmiarsi, combatte la battaglia contro il Covid. Mamma di una bambina, la dottoressa Corsi ha rinunciato alla routine che in questa fase di forte emergenza poteva avere un medico dislocato in un cosiddetto reparto bianco per andare a supportare chi da ormai un anno sta rinunciando a orari prestabiliti, turni di riposo, ferie e recuperi. “Riuscire a ridare la vita a chi sembra ormai senza speranza è un soddisfazione che non ha eguali per chi fa il nostro lavoro”, racconta. “Già a marzo scorso, durante la prima ondata, avevo riflettuto a lungo su cosa avrei potuto fare per aiutare i miei colleghi, la mia unica paura era quella di non essere adeguata. Per fortuna in quella fase non vi erano state particolari necessità ma chi fa il nostro mestiere sapeva bene che una seconda ondata sarebbe stata inevitabile, anche se forse non ci si aspettavano queste proporzioni - spiega Corsi - Così questa estate ho preso in mano testi e manuali specialistici per avere delle nozioni più specifiche, sul piano teorico, di questa patologia. E quando, a fine ottobre, il Covid è tornato prepotentemente e il direttore sanitario Simona Bianchi ha iniziato a sondare su eventuali disponibilità per un affiancamento ai medici in prima linea, non ho esitato a farmi avanti”. Inizialmente il suo contributo era per lo più indirizzato al disbrigo di questioni burocratiche ma piano piano è diventata parte integrante del reparto dimostrando come la gestione multidisciplinare del paziente possa essere un modello vincente.

 

“Sono riuscita a integrarmi e a imparare molto, in così poco tempo, ma è stato facile - racconta - perché la pneumologia del Santa Maria della Misericordia non è un reparto come gli altri, è qualcosa di straordinario, un fiore all’occhiello per l’Umbria. Il primario Stefano Baglioni coordina uno staff efficientissimo fatto di medici, infermieri, oss che marcia spedito senza mai lamentarsi. Se dopo un anno è subentrata un po’ di stanchezza? Forse sì ma non lo danno a vedere”. Non è stanca, invece, la dottoressa Corsi né pentita per la scelta fatta quattro mesi fa. “Ho sempre avuto un rapporto molto umano con i miei pazienti - evidenzia - ma qui senti le persone che ti mettono la vita in mano, che si affidano a te, hanno bisogno della tua presenza fisica perché non possono vedere nessun altro e diventi il loro punto di riferimento. Tutto questo è molto bello anche se ti mette addosso anche il peso di una grande responsabilità. Ma la soddisfazione che provi quando una persona che sembrava spacciata supera la fase di crisi non ha eguali, ti ripaga di ogni sacrificio”.

 

Corsi, però, è una gastroenterologa e una volta superata l’emergenza sanitaria tornerà a quella che è la sua specializzazione. “Mi manca molto”, sorride. Intanto si prepara a indossare il suo armamentario e a catapultarsi nella sua battaglia contro il Covid. “Agli umbri chiedo di non mollare - dice prima di tornare al suo lavoro - Io credo nella scienza e nella vaccinazione che sarà la chiave per uscire da questa emergenza ma non in tempi immediatissimi. Intanto non dobbiamo abbassare la guardia, dobbiamo essere bravi a non portare il contagio a casa”. In occasione della Giornata nazionale del personale sanitario del 20 febbraio il Cimo, sindacato dei medici, ha voluto raccogliere una serie di testimonianze di medici ospedalieri in prima linea contro il Covid. Le loro emozioni, le loro paure, gli sforzi che non bastano mai saranno raccontati in un libro “Fronte Covid” in distribuzione nelle prossime settimane su tutto il territorio nazionale. Cristina Cenci, vicesegretario regionale Cimo Umbria, ha voluto che tra queste storie ci fosse anche quella della dottoressa Simona Corsi.