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Perugia, la microbiologa Mencacci:"Variante brasiliana in tre positivi dopo il vaccino. Serve un lockdown"

Francesca Marruco
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“In Umbria purtroppo abbiamo notizie tremende. Sui primi 77 campioni analizzati, 63 hanno le varianti: 41 brasiliane e 22 inglesi più 1 che non è  venuta bene e potrebbe essere un’inglese modificata. Morale la percentuale di varianti sul totale dei virus rilevati nel nostro territorio è elevatissima, supera l’80%. Tra queste la variante brasiliana è molto più presente di quella inglese, con un rapporto di due a uno e questo ci preoccupa molto. Ora vediamo i risultati degli altri 114 del lo studio di prevalenza".  Inoltre, spiega la professoressa, "la brasiliana è stata riscontrata nei campioni di tre persone che avevano appena fatto la seconda dose”. A parlare è la professoressa Antonella Mencacci, direttrice del laboratorio di Microbiologia di Perugia dove ogni giorni tanti professionisti cercano di scovare il virus. Come la biologa, dottoressa Barbara Camilloni che l’8 gennaio ha intuito che qualcosa non andava in quei campioni del cluster di un reparto pulito del Santa Maria della Misericordia e lo ha inviato a Roma, trovando le prime due varianti brasiliane.

Professoressa perché dobbiamo preoccuparci di più per la brasiliana?

“La variante inglese è diffusa in tutta Italia,  è vero che è molto contagiosa, colpisce i più giovani, forse dà delle forme più gravi, ma il vaccino funziona. Mentre la brasiliana, anch’essa molto contagiosa, non sappiamo se il vaccino è completamente efficace perché ha una modifica così importante della proteina Spike che non tutti gli anticorpi riescono a neutralizzarla. Quindi ci preoccupa molto. Se circola una variante cosi nel periodo in cui ci stiamo vaccinando, rischiamo che la campagna non sia efficace. Il numero di contagi è molto alto e per raggiungere l’immunità di gregge bisogna vaccinare con molte più persone, ma dovremmo farlo in minor tempo. Ma non c’è abbastanza vaccino. Facendo circolare variante brasiliana rischiamo che vaccino non sia efficace. Quindi qui va detto alla popolazione che serve un atteggiamento di drastico contenimento, se non vogliamo usare la parola lockdown, che a me comunque piace. Solo questo comporterà la riduzione contagi. Dobbiamo impedire che brasiliana si diffonda. Terni ora ne ha poca, ma se noi la lasciamo andare diventerà preminente anche lì e anche nelle regioni limitrofe."

Servono misure più dure?

"Assolutamente si. Non solo, il Dpcm che distingue in giallo, arancio o rosso le regioni, è un’organizzazione fatta in assenza di varianti per un virus di cui ormai conoscevamo la contagiosità e anche le caratteristiche. In presenza di varianti possiamo continuare a usare misure costruite in un periodo dove le varianti non c’erano? Se devo buttare 30 litri prendo secco, se ne devo buttare 30 tonnellate devo prendere un’idrovora. Io faccio finta di capire ma non le capisco le istanze politiche perché sono fortemente connesse. In Italia abbiamo vittime per due terremoti al giorno. Se ci fossero, non sarebbe grave? Invece ci siamo anestetizzati, muoiono 400 persone, sembra siano morti 400 gatti".

Andrebbero riviste le regole?

"Certo perché non sono più efficaci. Ci dobbiamo tutti rendere conto che siamo in una situazione grave. Come sanitario mi fa male pensare a tutte le persone che muoiono. E i morti sono direttamente proporzionali al numero di infetti quindi per farli diminuire va fermato il contagio. Poi c’è la fascia di età che si è abbassata. Vediamo morire 50enni. Che non hanno comorbidità. E’ vero che molti sono asintomatici, ma molti muoiono. Non c’è nessuno di noi in questa fase in Umbria che non conosce una famiglia colpita da questa lutto. Altrimenti si vanifica la campagna vaccinale, se vacciniamo quando il numero".

 

 

 

Ci sono i risultati dei campioni delle persone risultate positive post vaccino?

"Erano di persone che si erano vaccinati a cavallo della seconda dose, quando ancora forse il vaccino non ha fatto sviluppare del tutto gli anticorpi. Però di tutti questi ne hanno verificati solo 3, gli altri non erano sequenziabili. E sono tutte varianti brasiliane. Si tratta di due sanitari dell'ospedale di Perugia e un anziano di una Rsa, Nessuno con sintomi seri".

E l’analisi del campione della persona reinfettata a distanza di un anno?

"Purtroppo il sequenziamento non è andato a buon fine". 

Ne avete inviati altri di questa tipologia?

"Si a Teramo e aspettiamo i risultati. Inviamo molti campioni, ma non sempre i risultati emergono perché non tutti sono sequenziabili. Dipende dalla carica virale, oltre le 25 amplificazioni non è utilizzabile".

Quante persone si sono infettate in ospedale a Perugia ricoverate per altro?

"Qualcuno c’è stato ovviamente, non so dire il numero preciso. Ma secondo me molti lo avevano già in incubazione: al momento del ricovero il molecolare era negativo perché non si era ancora manifestato. Poi emergeva a distanza di due – tre giorni dall’ingresso in ospedale, quindi non potevano averlo preso dentro. Questo perché il virus circola tantissimo".

Adesso la situazione dei cluster al Santa Maria della Misericordia com’è?

"E’ sotto controllo. Incrociamo le dita. Ma lo è per tutte le misure prese, ffp2 obbligatoria, sospensione di visite ei interventi non urgenti,  e questa attività di testing massiva tutti i giorni. A tutti,  tutti i giorni. Uno sforzo immenso. Adesso faremo un nuovo screening ma dobbiamo trovare un modo per poter riaprire in sicurezza. Non possiamo bloccare tutto per sempre".

E come si fa?

"Dobbiamo fare un sacrificio enorme. Fermarci per due- tre settimane per abbassare la curva e fermare questa maledetta brasiliana".

 

Abbiamo evidenze di altre varianti in Umbria?

"No, inglese, brasiliana e piccole mutazioni di poco conto. Ma l’unica prevalenza è quella del 10 febbraio. Per il 18 c’è stata una nuova flash survey dell’ISS. Noi abbiamo mandato 32 campioni. Anche se potremmo mandarne 100 l’ISS ha valutato che 32 sono rappresentativi della nostra regione".

Professoressa lei aveva parlato di circolazione delle varianti al 6,4 e al 17% e ora ci parla dell'80, ci spiega? 

“La prima flash survey era solo sulla variante inglese, quindi abbiamo mandato i campioni che al nostro test molecolare non avevano il gene 's', di quei campioni, rispetto a tutti i positivi di quel giorno l'inglese era il 6,4%. Molto bassa. Tanto che ho detto o abbiamo più brasiliana o siamo baciati dalla divinità. Purtroppo era la prima ipotesi. Poi abbiamo fatto un altro studio senza inviare campioni, vedendo quanti erano quelli senza gene 's' sul totale di quelli fatti con quello stesso kit in quella stessa giornata e quello era il 17%. Ma queste non sono vere prevalenze perché tu ti concentri sui quei campioni analizzati con lo stesso kit quel giorno. Dipende dalla giornata.  E' sempre una porzione. La vera prevalenza è quella che abbiamo fatto con i 299 tamponi prelevati da tutta la regione. Campioni scelti random dai 5 laboratori umbri".

 

 

Ma anche quello non è riferito a un solo giorno?

"Si, ma è rappresentativo. Poi certo potrebbe essere ripetuto anche in altri giorni. Ma cosa andiamo cercando? Noi siamo pieni di varianti. Per questo abbiamo bisogno del sequenziamento: serve non per gestire il singolo caso ma per vedere se vengono fuori altre varianti, prima che accadano. Adesso noi le rincorriamo. Le troviamo dopo che si sono manifestate in qualche altro moro. Perché quando tu la isoli, il virus è andato già altrove. Dobbiamo vederle in tempo reale invece”.

Quindi sarebbe quanto mai utile sequenziare qui da soli..

"Si. Finalmente c’è l’ok della Regione, del dg dell’ospedale, Giannico. Ho appena scritto cosa prendere molto rapidamente, voglio capire nei prossimi tre giorni".

Mancano i macchinari, il know –how lo possedete già?

"C’è grazie all’apporto dell’Università e dei nostri tecnici, di cui sono veramente molto molto orgogliosa, me lo faccia sottolineare,  perché hanno imparato tanto e reggono una diagnostica imponente. E il sequenziamento viene interpretato come uno stimolo in più". 

 

 

Professoressa quando una mutazione diventa variante?

"Provo a spiegarlo in maniera semplice, se la modifica non porta una modifica di interazione o funzionalità della proteina è una mutazione. Il problema è quando le variazioni sono tali che vanno a incidere in punti chiave della proteina, o perché ne modifica l’aspetto strutturale o la funzione. Le varianti note fanno sì che la proteina spike entri più facilmente nelle cellule e quindi sia  più infettiva. Quindi per esempio, a 21 giorni siamo sicuri che la brasiliana non sia più contagiosa come il Covid originale? Per questo in Umbria abbiamo ripristinato il tampone negativo per l’uscita dall’isolamento oltre i 21 giorni. In ospedale, prima di scoprire le varianti,  succedeva una cosa tale che non ci sapevamo spiegare perché le misure erano identiche a prima ma non funzionavano più.  Abbiamo pensato di tutto: se il virus fosse nell’aria. Abbiamo anche provato a vedere se poteva essere nell’aerosol degli scarichi. E una delle ipotesi era: non è che magari uno a 21 giorni o dopo, con variante infetta ancora? Con questa variante infatti notiamo  che i cicli di amplificazione non progrediscono uniformemente verso l’alto. Un giorno magari è 33, poi 35, ma pi di nuovo 28. Si spariglia tutto e non sappiamo come va il virus. Sappiamo però che corre di più. del resto lo vediamo dai contagi: siamo in zona rossa e non scendono. Oddio per me è rosa pallido."

Non la ritiene sufficiente?

"Io vorrei un contenimento caratterizzato dal silenzio di marzo. Quello era contenere. Io capisco tutto, ma è meglio camminare per 10 chilometri con un sasso nella scarpa o fermarsi cinque minuti, togliere il sasso e riprendere a camminare?. A ottobre sarebbe servito un lockdown. In estate eravamo a zero, appena ripartita la curva andava fermata. Perché l’Italia si poteva salvare, era l’unico paese occidentale arrivato a zero. Poi abbiamo vanificato tutto. E il virus non si ferma e ora lo vediamo in tutta la sua drammatica  forza".