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Spoleto, bar in crisi: "Un disastro, incassi dieci volte più bassi di quelli pre Covid"

Filippo Partenzi
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Nei bar di Spoleto la situazione è più drammatica di quanto si possa pensare. E ad aggravare ulteriormente il quadro è il fatto che finora i ristori promessi dal Governo, con i quali far fronte ai pesanti disagi causati dall’emergenza Covid, non sono arrivati. Sono stanchi e sfiduciati gli esercenti, il cui futuro appare un rebus: il giro di affari è in netto calo anche perché, come prevedibile, l’asporto non sta producendo i risultati sperati. Sul tavolo c’è pure la proposta del presidente di Confcommercio Spoleto, Tommaso Barbanera (nella foto) di prevedere gazebi esterni senza costi aggiuntivi, ma al momento non viene presa in considerazione. “Purtroppo non si lavora - è il commento sconsolato di Leopoldo Falchetti del bar Kiss di San Giovanni di Baiano - ho perso il 70% della clientela ed ho dovuto mettere in cassa integrazione tre dipendenti”. L’attività è anche una tabaccheria, una ricevitoria (nei giorni scorsi un utente ha vinto 612 mila euro al Lotto) e una pizzeria eppure questi servizi aggiuntivi non sono sufficienti. “Proviamo a tirare avanti ma sono abbastanza scoraggiato. La gente non esce di casa. In più, bisogna pagare le tasse e comprare i prodotti per la sanificazione dei locali. Il portafoglio ormai si sta svuotando e non so dove andare a prendere i soldi che mi servono”. 

Dello stesso parere Daniele Catozzi, che gestisce insieme a Cinzia Segarelli il Caffè di Mezzo in località Madonna di Lugo. “Il bilancio generale è un disastro. Stare aperti in queste condizioni è una rimessa ma lo facciamo per venire incontro alle persone che lavorano qua intorno. Inoltre chiudere e rimanere a casa sarebbe molto triste. Gli incassi però sono minimi, neanche un decimo di quelli che registravamo nel periodo pre Covid 19. In zona gialla la gente, pur distanziata, può entrare e stare al tavolo quindi in qualche modo le spese riusciamo a coprirle. Stando così le cose, invece, assolutamente no”. L’asporto è una tipologia di consumo non gradita: “Le persone vivono l’esperienza del bar come quel momento che si concedono per fare colazione, sentirsi un po’ coccolati ed iniziare bene la giornata. Bere il caffè in ufficio o in macchina, per i clienti, non è la stessa cosa”.

Dimezzata pure la vendita di tabacchi e delle sigarette. Ora l’auspicio è che i rimborsi vengano erogati presto. “Siamo in balia degli eventi, di fronte a noi abbiamo soltanto un grande punto interrogativo”. Meno negativo, nonostante tutto, il pensiero di Alessandra De Palo del bar Crystal di via Brigata Garibaldi. “Rispetto al primo lockdown siamo aperti, per cui qualcosa si riesce a fare. L’asporto, in ogni caso, non ti permette di avere un incasso tale da poter andare avanti tranquillamente. Dei nuovi ristori finora non si sa nulla, qualcosa io ho preso e non mi lamento, ma non sappiamo che intende fare il nuovo Governo”. La sensazione è che con una migliore organizzazione e più controlli la zona rossa si sarebbe potuta evitare. “Lavorare solo con l’asporto è quasi come non lavorare”.