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Umbria, ceneri in Valnestore: il tribunale dispone le bonifiche

Alessandro Antonini
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Ceneri e rifiuti interrati in Valnestore, il tribunale di Perugia dispone la bonifica di alcune delle aree contaminate. Il gup Piercarlo Frabotta ha accolto la richiesta di messa alla prova di due ex dirigenti Enel Produzione, Luca Solfaroli Camillocci e Giuseppe Molina, indagati insieme all’ex amministratore della società pubblica Valnestore sviluppo nel secondo fascicolo della Procura aperto sul caso. Quello appunto dell’omessa bonifica. Carlo Marchiolo, Tommaso Marrazza, Giulia Padovani e Angelo Nanni, avvocati dei due manager di Enel Produzione, avevano presentato lo scorso gennaio i progetti propedeutici alla messa in sicurezza delle aree contaminate da Pcb (policlorobifenili) sotto le macchine da miniera, e di quelle caratterizzate dagli interramenti di ceneri industriali provenienti dalle centrali di Pietrafitta, Vado Ligure e La Spezia.

 

Nelle zone in questione, in base ai rilevamenti Noe e Arpa, si fa riferimento a 240 mila metri cubi di polveri. Ieri l’ok del tribunale che decreta l’avvio di bonifiche previste da decenni e mai attuate. Il Wwf e il comitato ecologista il Riccio “interverranno nel procedimento amministrativo di bonifica”, spiega l’avvocato Valeria Passeri. Il legale del comitato famiglie dei malati della Valnestore, Valter Biscotti, fa sapere che “verrà effettuata una attenta attività di vigilanza”. Enel Produzione, interpellata per commentare l’udienza, evidenzia, come fatto in passato, che “l’iniziativa del procedimento di messa alla prova nasce comunque nella convinzione che la società ed i suoi rappresentanti siano estranei ai fatti contestati e che un eventuale processo avrebbe portato alla conferma che le attività svolte presso la stessa centrale siano state sempre poste in essere nel rispetto della normativa vigente”.

 


Se le bonifiche previste dalla messa alla prova dovessero avere esito positivo, scatterebbe l’estinzione del reato. La procedura è stata praticabile anche in quanto la violazione ipotizzata prevede una pena inferiore ai quattro anni. Al Trasimeno resta comunque alta l'attenzione.