Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, molti negozi lunedì pronti a riaprire anche se sarà zona rossa

Patrizia Antolini
  • a
  • a
  • a

“Lunedì alle 16 riapro il mio negozio”. Marco Marchini è titolare di due attività di abbigliamento in provincia di Perugia e da 28 anni è sulla breccia. Nei giorni scorsi ha lanciato un tam tam sui social, che ha ricevuto molte condivisioni fra addetti ai lavori e clienti, per riaprire le attività lunedì, anche se tutto fa pensare che venga prorogata l’ordinanza che prevede lo stop per alcuni commercianti. E lunedì Marchini non sarà solo nella sua decisione, altri commercianti si dicono pronti ad alzare le saracinesche dopo due settimane di chiusura. “Sono il primo a comprendere quanto sia difficile gestire una pandemia e prendere decisioni in questo momento - spiega Marchini - ma credo che in questo modo veramente non abbia senso. Nei negozi come i nostri, in questo periodo se entrano 3-5 persone al giorno siamo contenti. Non ci sono rischi di assembramenti. Le persone invece escono e si muovono ancora...”.

Un provvedimento di chiusura di due settimane che arriva dopo un anno devastante per il comparto dell’abbigliamento e delle calzature. “Siamo stati costretti a fermarci dal decreto del Governo il 24 dicembre e poi il 5 e il 6 gennaio: per noi del settore sono giornate d’oro. Sono i giorni che fanno la stagione, in pieno periodo dei saldi. Eppure fino ad oggi nessuno sembra capire questo aspetto. Nessuno - dice ancora il commerciante - sembra rendersi conto che noi abbiamo delle scadenze programmate mesi fa: penso a fornitori, affitti, contributi. E quest’anno non abbiamo neppure scorte alle quali attingere, stiamo prendendo i soldi che avevamo da parte”.

La posizione del negoziante è comune a tanti suoi colleghi. La frase ripetuta da molti commercianti a un anno dall’inizio della pandemia, è quasi un mantra: “Fateci lavorare”. Spiega Marchini: “Lavoro da 28 anni e ho fatto sempre da solo. Non ho mai messo in dubbio la mia attività e ho sempre agito con senso di responsabilità. Ma non siamo noi gli untori. Se dobbiamo chiudere ci chiedano almeno quanto abbiamo incassato lo scorso anno e ci ridiano l’80%, così come fanno in Germania e in Austria”. Un appello, insomma, per poter portare avanti la propria attività e le proprie famiglie. “Non possiamo restare chiusi per altre due settimane. O per molti vorrà dire la chiusura”. E a quel punto con le serrande abbassate sarebbe una sconfitta per tutti.