Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, l'arcivescovo Boccardo: "Basta abusare dei telefonini. La parola è meglio di sms e chat"

  • a
  • a
  • a

“Digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli sms o in chat; digiuniamo dalla troppe parole (soprattutto dai giudizi) per vivere gesti concreti di carità”. E' un passaggio dell’omelia del presidente della Conferenza episcopale umbra e arcivescovo di Spoleto e Norcia, monsignor Renato Boccardo, con cui la chiesa diocesane entra in Quaresima. Il presule si è soffermato molto proprio sul digiuno, considerandola “una preziosa occasione per ritrovare il senso della vita, per gustare l’incontro con il Signore, per vivere in uno stile fraterno.

In concreto, non si tratta semplicemente di non mangiare qualche cibo (esempio la carne il venerdì), oppure digiunare qualche giorno alla settimana, ma di riscoprire il senso vero del digiuno nel tempo che viviamo”, proponendo poi “il digiuno dalla dispersione della vita per vivere l’incontro con il Signore nella preghiera". Poi il richiamo sull'esagerato utilizzo delle nuove tecnologie, ovviamente a partire dallo smartphone: "Digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli sms o in chat; digiuniamo dall’essere ripiegati sul nostro “io” per prenderci cura di chi il Signore ci fa incontrare; digiuniamo dai vizi per riscoprire la bellezza delle virtù”.

Ma l’appello formulato da monsignor Boccardo ha a che fare con l’emergenza sanitaria del Covid 19, che il presule è tornato a indicare anche come un'occasione di maturazione per la comunità di fedeli radunata in Duomo, dove in base alla prescrizioni anti contagio possono essere accolte al massimo 200 persone: “Quando tutto vacilla – sono state le parole dell'arcivescovo di Spoleto e – si scoprono le cose veramente preziose, quelle che non crollano e sulle quali appoggiare la vita come su un fondamento solido”.