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Perugia, la difesa di Duca: "Non ha mai rivelato tracce d'esame, va prosciolto"

Fra. Mar.
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“Emilio Duca va prosciolto. L’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia non ha commesso alcuno dei reati che gli vengono contestati”. L’avvocato Francesco Falcinelli ieri ha impiegato tre ore per spiegare al giudice per l’udienza preliminare, Lidia Brutti, tutti i motivi per cui il suo assistito, travolto dall’inchiesta sui concorsi pilotati al Santa Maria della Misericordia, andrebbe prosciolto. Duca diceva: “Se dovessero intercettarmi rileverebbero cinque reati ogni ora”.

 

 

Non sapeva, e all’epoca nemmeno sospettava, di essere intercettato davvero dalle cimici piazzate nel suo ufficio dalla guardia di finanza di Perugia. Duca è accusato di una sfilza di reati, e, in questo procedimento con giudizio immediato deve rispondere di quelli per cui era stata chiesta la misura cautelare. Una ventina all’incirca. Per gli altri invece verrà giudicato nel maxi- processo in cui sono imputati anche la ex governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini, e l’ex segretario del Pd Umbria, Gianpiero Bocci. Inizierà il 16 marzo prossimo. Per quella data il gup, Lidia Brutti, dovrà aver già emesso la sentenza nei suoi confronti, prevista per l’8 marzo. E quindi, dopo la richiesta dei pm, Paolo Abbritti e Mario Formisano, di tre anni e due mesi fatta per Duca nella requisitoria al termine del rito abbreviato condizionato all’escussione di alcuni testimoni indicati dalla difesa Duca, ieri lo stesso Falcinelli ha cercato di smontare una per una le accuse.Per quanto riguarda ad esempio le contestazioni di falso, Falcinelli evidenzia che Emilio Duca non ha mai fatto parte di commissioni d’esame né come presidente, né come commissario. “Quindi non può averli falsificati”, chiosa il legale. 

 

 


Falcinelli ricorda inoltre che anche il gip, Valerio D’Andria che aveva disposto gli arresti, aveva rilevato qualche profilo di criticità in capo alle contestazioni di falso. Capitolo rivelazioni di segreto d’ufficio. Ovvero, secondo l’accusa, capitolo concernente la rivelazione delle tracce d’esame ai candidati da favorire prima dell’esame stesso. Per questo gruppo di contestazioni, l’avvocato Falcinelli fa due considerazioni. La prima: non tutti gli impropriamente chiamati concorsi erano tali. In alcuni casi (categorie protette) si trattava di procedure idoneative, che “non possono quindi essere considerate alla stregua di un concorso pubblico, per cui è previsto il reato di rivelazione di segreto d’ufficio”. Stesso discorso per l’avviso pubblico per infermieri. “C’è un problema di qualificazione - sostiene il legale - e non vi si può applicare la norma che fa riferimento invece a procedure ben diverse”. Quanto alla questione tracce rivelate: nulla di simile. Dice la difesa. Semmai Duca si preoccupava di capire se le prove andassero avanti. E anche quando avesse indicato qualcosa, non erano tracce “definite solo in seguito”, ma macroargomenti. E infine il tentativo di peculato per la fattura da pagare alla Sis per la bonifica dell’ufficio. “Duca non ha mai avuto intenzione di addebitare il costo all’ospedale, tanto che ha saldato di tasca propria”. Si torna in aula per le repliche dei magistrati.