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Castel Giorgio, il Tar del Lazio blocca la centrale geotermica. Accolto il ricorso presentato dai Comuni

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Il Tar del Lazio ha annullato l'autorizzazione a costruire l'impianto per la geotermia a Castel Giorgio. E ora servirà un nuovo e complesso iter autorizzativo che andrà a terminare al Consiglio dei ministri, che sarà obbligato ad assicurare il contraddittorio tra le parti coinvolgendo in modo completo le Regioni Umbria e Lazio. Certo, il Governo potrà decidere comunque l’autorizzazione anche in caso di parere contrario degli enti locali, ma potrà farlo solo motivando tale decisione. In ogni modo, i Comuni che hanno fatto ricorso esultano. Entrando nel dettaglio della sentenza di martedì 16 febbraio, il Tar ha deciso annullando sia l’autorizzazione concessa dalla Presidenza del consiglio dei ministri sia il conseguente atto di autorizzazione alla ricerca sempre nell’area interessata dall’impianto. In parole povere, il Tar ha rilevato due errori che hanno portato al doppio annullamento. I Comuni di Acquapendente, Allerona, Bolsena, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Grotte di Castro, Montefiascone e Orvieto avevano impugnato la deliberazione del 31 luglio del 2019, con cui il Consiglio dei ministri aveva superato la mancata intesa della Regione Umbria, consentendo la prosecuzione del procedimento per realizzare l’impianto geotermico pilota denominato Castel Giorgio.

I Comuni sono stati rappresentati in giudizio dall’avvocato Michele Greco. Il Tar ha anche rilevato che non è stato assicurato il contraddittorio tra gli enti locali e la società Itw&Lkw Geotermia Italia spa, che ha proposto il progetto. Da parte sua anche la Itw&Lkw Geotermia Italia può ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Soddisfazione per la decisione è stata espressa da Andrea Garbinim sindaco di Castel Giorgio. Pure le associazioni esultano. “Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto le argomentazioni dell’avvocato Greco a proposito della natura “transfrontaliera” della risorsa naturale cui l’impianto avrebbe attinto, riconoscendo così l’illegittimità della deliberazione del Consiglio dei ministri, assunta senza ottenere prima l’intesa della Regione Lazio, nonostante la stessa avesse denunciato i gravi danni che l’attività dell’impianto avrebbe potuto causare al lago di Bolsena”, affermano dalla Rete nazionale Nogesi.