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Varianti Covid, Cts chiede lockdown in Umbria e regioni confinanti. L'assessore Coletto: "Valutiamo"

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Il Cts umbro chiede il lockdown totale sull’intera regione contro il rischio varianti. L’assessore regionale Luca Coletto risponde: “Valutiamo”. Saranno decisivi i prossimi giorni, come spiega il commissario Covid Massimo D’Angelo, per valutare gli effetti della zona rossa rafforzata.

“Nel momento in cui la curva scende e nei 300 campioni sequenziati non c’è un riscontro evidente della presenza di varianti inglese e brasiliana (già isolate nel numero di 18 e 12, rispettivamente, su 42 campioni a inizio gennaio, ndr), allora ulteriori misure restrittive si possono evitare. Al contrario, con la curva che rimane stabile o risale, nonostante le misure prese, e con la presenza consistente di varianti, si ipotizzano ulteriori strette, come il lockdown indicato dal Cts”. Comitato tecnico scientifico che nell’allegato al verbale della seduta della scorsa settimana ha anche specificato che un lockdown è necessario non solo in Umbria, su tutto il territorio - provincia di Terni compresa - ma anche nelle regioni limitrofe. Tanto è rischioso il dilagare delle varianti. “Il lockdown deve essere inteso non come il prolungamento dell’agonia ma come un modo per uscirne”, spiega l’epidemiologo del Cts, Fabrizio Stracci. Uno stop modello marzo-aprile 2019 “dalle due alle cinque settimane, è la misura più opportuna. Siamo in difficoltà, con l’aumento dei positivi i ricoveri proseguiranno. Possiamo utilizzare il lockdown per azzerare tutto e nel frattempo potenziare il contact tracing, intervenire implementando le misure sui mezzi di trasporto e intensificando i controlli. La necessità di estendere il lockdown anche alle regioni confinanti è dovuta al fatto che le varianti sono già state individuate anche fuori dall’Umbria”. Altro punto decisivo: la prosecuzioni a ritmi decisamente più serrati - in tutta Italia - della campagna vaccinale. La stessa idea che ha il consigliere del ministero Roberto Speranza, Walter Ricciardi, ma a livello nazionale.

Così come il docente di microbiologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, che per primo - insieme a Stracci - aveva chiesto più restrizioni in Umbria quando è emerso che i dati del cuore verde erano in controtendenza rispetto alla curva di tutta Italia. Era il 3 febbraio. Il giorno dopo c’è stata la conferma della presenza delle varianti inglese e brasiliana sulla maggior parte dei campioni sequenziati.