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Covid in Umbria, Consiglio di Stato ribalta il Tar: "Chiusi asili nido e materne"

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Ale. Ant.
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Restano chiusi gli asili nido e le scuole materne nei 61 comuni zona rossa dell'Umbria, almeno fino al 21 febbraio. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Regione e ribaltato la sentenza del Tar, che aveva sospeso l'ordinanza regionale di stop a nidi e scuole dell'infanzia. Chiusura ripristinata quindi. Alcuni comuni, su tutti quello di Perugia, con apposito atto avevano ribadito la restrizione, mentre altri, vedi Todi e Gubbio, avevano deciso di far riaprire gli istituti in base alla sentenza del Tar che  aveva accolto il ricorso di una madre per un presunto pregiudizio del diritto educativo del minore e sulle ripercussioni lavorative in ambito familiare.

Ebbene con la delibera sui ristori alle famiglie della stessa Regione Umbria. datata 12 febbraio, il Consiglio di Stato considera "largamente mitigato se non del tutto eliminato" il pregiudizio sul fronte economico lavorativo, "per effetto del sostegno economico riconosciuto alle famiglie interessate per l’accudimento dei figli". Circa 3 milioni di euro stanziati. Lo stesso CdS rileva il reale rischio per la salute riconoscendo i dati umbri come meritevoli di ulteriori provvedimenti. Soprattutto davanti all'accertata presenza della variante inglese, per la quale il dipartimento prevenzione del ministero della Salute ha sottolineato che "a causa della maggiore trasmissibilità si deve imporre l’isolamento di focolai e vi è stata evidenza di aumento di contagi della variante inglese tra bambini e adolescenti". Dunque "riscontrata la presenza sul territorio di varianti del virus (cosiddette varianti inglese e brasiliana)" la stessa cabina di regia nazionale "ha raccomandato ulteriori misure restrittive, estensibili anche alla scuola per l’infanzia e ai nidi, nella provincia di Perugia e nei comuni della provincia di Terni dove vi erano evidenze dell’agente patogeno con mutazione”, rileva il presidente del CdS Franco Frattini. C'è una direttiva chiara del massimo organo nazionale di prevenzione.

Perciò, "a seguito delle indicazioni scientifiche", e della classificazione come "zona rossa rafforzata" del territorio perugino, "appare coerente – con la assoluta necessaria precauzione rispetto al contagio e alla necessità di non interrompere il piano vaccinale - la misura di sospendere fino al 21 febbraio 2021 anche i servizi scolastici per l’infanzia".

In particolare per questi ultimi, "è noto che i bambini presenti nei locali degli istituti, vista la giovane età, sono esentati dall’obbligo delle mascherine, ma non per questo essi appaiono - dalle sopracitate evidenze scientifiche sulle “varianti” del virus apparse in regione - immuni dal periodo di contagio, con connesso rischio di trasferimento in ambito familiare", è scritto nella stessa sentenza. Un ribaltamento completo, all'insegna della tutela della salute pubblica, rispetto alla sospensiva concessa dal Tar umbro.