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Spoleto, Filippo Limini morto nella rissa: in nove vanno a processo

Chiara Fabrizi
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Nove giovani a giudizio immediato per la rissa di Ferragosto davanti a una discoteca di Bastia Umbra costata la vita all’operaio spoletino Filippo Limini, 25 anni (nella foto il luogo della tragedia). Il pm Paolo Abbritti della procura di Perugia ha chiesto e ottenuto il processo speciale, ossia senza udienza preliminare, dal gip Natalia Giubilei a meno di sei mesi dai fatti violenti ricostruiti dalle indagini condotte dai carabinieri di Assisi del comandante Marco Vetrulli

A celebrare il processo sarà la Corte d’Assise del tribunale di Perugia a partire dal 10 marzo e davanti alla quale i nove giovani, ossia il gruppo dei bastioli e quello degli spoletini, dovranno difendersi dell’accusa di rissa aggravata, mentre due di loro saranno imputati per omicidio preterintenzionale e altri due per omicidio colposo. A rispondere del reato più pesante saranno Denis Hajderlliu e Valentino George Neculai (estradato dalla Germania e tuttora in carcere) assistiti dagli avvocati Salvatore Adorisio, Daniela Paccoi e Francesco Cinque: secondo la ricostruzione degli inquirenti Denis è sceso dalla Opel Corsa circondata dal gruppo degli spoletini e avrebbe dato con un pugno Limini, mentre Valentino una serie calci al volto mentre la vittima era già a terra.

Davanti ai giudici, invece, risponderanno di omicidio colposo Kevin Malferteiner e Brendon Kosiqi, quest’ultimo al volante dell’auto e l’altro seduto al suo fianco, perché in concorso tra loro “per imprudenza, negligenza e imperizia, con manovre in retromarcia, senza verificare che la strada fosse libera, investivano due volte in rapida successione Limini, disteso sulla strada, cagionandogli gravi lesioni da cui derivava la morte”, come si legge nel capo di imputazione. I due sono rappresentati dagli avvocati Aldo Poggioni, Delfo Berretti, Guido Rondoni e Fabiana Massarella.

A tutti i giovani indagati viene contestata la rissa aggravata davanti all’ingresso della discoteca di Bastia dove secondo la ricostruzione degli investigatori dell’Arma i quattro giovani che dovranno rispondere delle accuse più pesanti stavano raggiungendo l’Opel Corsa, quando sarebbero stati circondati dal gruppo dei cinque spoletini armati di oggetti atti ad offendere, tra cui la chiave inglese metallica con cui si sarebbero scagliati, prima, il parabrezza e, poi, contro Brendon, che era alla guida. I giovani, secondo gli inquirenti, avrebbero colpito sia con calci, pugni e altri oggetti contundenti l’Opel, provocando la rottura completa del lunotto posteriore e dei vetri dei finestrini posteriori, sia il conducente e Kevin mentre erano all’interno dell’abitacolo. Da qui la reazione violenta dei quattro costata la vita a Limini.