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Umbria, il Tar riapre asili nido e materne. Diffida dei legali alla Regione

Fra. Mar.
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Il Tar regionale dell'Umbria boccia la chiusura delle scuole materne e dei nidi disposta dalla Regione Umbria con l'istituzione della zona rossa la scorsa settimana. Nella sentenza a firma del presidente, Raffaele Potenza, si legge: "nella parte in cui reca la sospensione di tutti i servizi socio educativi per la prima infanzia fino a 36 mesi pubblici e privati e i servizi educativi delle scuole dell'infanzia, statali e paritarie, l’ordinanza impugnata reca un pregiudizio evidente nei confronti della ricorrente omissis e  del minore da essa rappresentato, nei cui confronti la misura monocratica deve essere rilasciata poiché nel sistema normativo statale si rintraccia la prescrizione che anche in zona rossa le scuole per l’infanzia restino aperte".

 

 

Il ricorso è stato presentato dagli avvocati Alessandra Bircolotti ed Ermes Farinazzo. Gli stessi hanno inviato una diffida alla Regione in mattinata in cui sta scritto:  "Con riferimento al giudizio in oggetto, dal momento che il TAR ha sospeso con decreto monocratico l’efficacia dell’ordinanza n. 14/2021 con riferimento alle scuole della prima infanzia (asili nido) e infanzia (3-6 anni), si diffida la Regione Umbria dal proseguire con la chiusura delle scuole di tali ordini e gradi. Pertanto, in conformità alla suddetta misura cautelare, gli asili nido e le scuole dell’infanzia andranno riaperte a partire da lunedì 15 febbraio. In difetto di ciò, ogni genitore dei bambini iscritti alle suddette scuole avrà diritto a chiedere il risarcimento del danno nei confronti della Regione dell’Umbria per il mancato rispetto del provvedimento del Giudice". 

 

 

 

Il tar ha invece rigettato la parte relativa alla richiesta della riapertura di scuole primarie e secondarie. "Al riguardo - si legge in sentenza - , il danno paventato dai medesimi (i genitori ricorrenti, ndr) si presenta di duplice natura, risiedendo sia nella preclusione a carico dei discenti della essenziale formazione scolastica (con i relativi disturbi e danni formativi denunziati) sia nelle possibili ripercussioni sul rapporto di lavoro dei genitori, che sostengono come il regime derivante dalla collocazione della regione in zona arancione precluda la fruizione del congedo per motivi familiari di cui alla legge n. 176/2020, e comporti in alcuni casi anche la perdita del posto di lavoro; - il presupposto giuridico da cui muovere è che l’ordinanza gravata , all’art. 1 , ha disposto l’applicazione del regime della c.d. zona rossa integrata;  la gravità dell’incremento epidemiologico sotteso a tale scelta, comporta la conferma dell’orientamento (già affermato da questo TAR) per cui, nel bilanciamento tra l’interesse alla salute pubblica e quello ad una formazione scolastica (che comunque può essere svolta temporaneamente a distanza), la prevalenza del primo".