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Perugia, due nuovi cluster in reparti puliti dell'ospedale: c'è anche un paziente reinfettato

Francesca Marruco
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Due nuovi cluster in reparti bianchi dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Sono stati scoperti ieri. Si tratta di Chirurgia toracica e Urologia. Nel primo caso, secondo quanto conferma lo stesso direttore generale, Marcello Giannico, si tratta di un “paziente asintomatico individuato effettuando la sorveglianza sanitaria”. “Per i prossimi dieci giorni - aggiunge - i pazienti del reparto verranno sottoposti a test molecolare quotidiano”. Nel caso riscontrato in Urologia si tratta sempre di un paziente che al momento del ricovero, circa dieci giorni fa, era risultato negativo al molecolare in ingresso e che ieri invece, in fase di dimissioni, è risultato positivo al tampone di controllo  previsto in uscita. Si tratta di un uomo di circa 70 anni che è stato sottoposto a intervento chirurgico. ma soprattutto, secondo quanto si apprende, si tratta di una persona che aveva avuto già il Coronavirus a novembre. Ovviamente questo dato solleva non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori. In cima alla lista c’è quello che possa aver contratto una variante. Come sappiamo, inglese e brasiliana circolano parecchio in Umbria. Soprattutto la brasiliana è stata fino adesso individuata per la maggior parte all’interno del Santa Maria della Misercordia. Anzi, erano stati proprio quei cluster scoppiati in reparti puliti a far drizzare le antenne alle specialiste  del laboratorio di microbiologia che hanno intuito la possibile presenza di varianti.

 

 

 

Al momento, in Umbria, i casi accertati di varianti sono 32 in tutto. Ma è evidente che non possono essere solo questi. C’è infatti il forte sospetto che molte delle reinfezioni  possano dipendere da questo. Si tratta di almeno 43 persone che hanno avuto il Covid due volte. Il campione del tampone di un uomo risultato di nuovo positivo è stato inviato nel lotto di 8 prelievi mandati lunedì all’ISS per il sequenziamento di cui si attende ancora l’esito. Gli altri sono di anziani e sanitari che sono risultati positivi dopo la seconda dose. del vaccino In tutto, come anticipato nei giorni scorsi dal Corriere dell’Umbria, alla data di mercoledì 10 febbraio, erano 98 gli umbri in questa situazione.

 

 

Ma solo il sequenziamento può dire se si tratta o meno di varianti. Ci sono altre possibili spiegazioni sia nel caso della doppia infezione che della positivizzazione dopo il vaccino. Nel primo caso oltre all’ipotesi variante c’è quella della immunità (lasciata naturalmente dall’infezione) che andando avanti diminuisce, o scompare. Oppure, in qualche caso, quella della mancata reale negativizzazzione della persona contagiata. Per chi ha fatto il vaccino invece le possibilità sono maggiori: i positivi post seconda dose potrebbero aver contratto il virus prima del richiamo e averlo sviluppato dopo, oppure potrebbero essere di coloro che non rispondono al vaccino, che sono un 5%. Per delimitare il perimetro della reale circolazione delle varianti in Umbria, ieri il laboratorio di Microbiologia di Perugia, ha inviato all’ISS 299 campioni prelevati in maniera casuale. Verranno tutti sequenziati. Da un primo studio nazionale condotto su 852 campioni sulla stima di prevalenza della variante inglese emerge che sia pari a 17,8%. La variante circola però soprattutto in Umbria, Marche, Abruzzo ed Emilia.