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Terni: padre Angelo, il cappellano dell'ospedale: "Porto i 'pizzini' dei familiari ai malati"

Simona Maggi
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Padre Angelo Gatto, cappellano dell'ospedale Santa Maria di Terni, oltre a portare conforto ai malati è diventato, in questo momento di pandemia, anche un messaggero d'amore portando “pizzini” dai familiari ai pazienti. “A causa del Covid - spiega padre Angelo - i familiari dei malati non possono comunicare direttamente con i loro cari e quindi mi faccio inviare i messaggi sul telefonino, li trascrivo su un post-it e poi quando entro glieli attacco sul letto in maniera tale che li possono leggere tutte le volte che vogliono. Per quanto riguarda chi è ricoverato per altre patologie mi faccio inviare messaggi vocali su WhatsApp e poi glieli faccio ascoltare”.

Un grande gesto per alleviare la sofferenza di tutti coloro che si trovano a lottare da soli in un letto di ospedale contro il grande nemico Covid o altre malattie altrettanto gravi. Giovedì 11 febbraio 2021, per la giornata mondiale del malato, istituita da San Giovanni Paolo II nella ricorrenza dell’apparizione della Madonna a Lourdes, padre Angelo ha voluto ricordare le esperienze personali e anche i dubbi che vengono a chi è malato. Spesso padre Angelo passando per i reparti Covid e non solo, ha sentito queste domande: perché tutto questo? Perché è capitato proprio a me? Perché non mi aiutano?

“Le risposte - continua il cappellano - non sono facili da trovare. Tutti i giorni e in tutti i tempi siamo chiamati a prenderci cura degli altri; è in essi che riscopriamo l’immagine di Dio. Un giorno ho incontrato un amico, che era una persona importante. Aveva buone disponibilità economiche, grandi capacità, tanti amici, ma tutto questo non gli è servito; è entrato in crisi e mi ha chiesto di pregare insieme, tenendomi la mano. Durante l’esperienza della malattia, il primo ad essere accusato e additato è proprio Dio. L’attenzione del malato si orienta su di Lui e chi lo rappresenta: quante volte il malato mi ha trattato male solo perché era arrabbiato con Dio. Ma il tempo della sofferenza - afferma - può diventare un momento propizio per cercare delle risposte, per trovare il senso della vita”. Tante volte passando nei reparti Covid con i malati intubati che non riuscivamo a parlare e muoversi, a don Angelo è bastato tenere la loro mano, parlare e fare in maniera tale da rompere l’isolamento insopportabile della malattia. “Spesso - conclude padre Angelo - ho visto dei pazienti piangere. Ma poi ci sono i medici e gli infermieri che trattano i malati come se fossero dei loro familiari”.