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Foligno, bar con incassi quasi azzerati per la zona rossa: "Rischiamo di chiudere per sempre"

Gabriele Grimaldi
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Incassi azzerati, clientela scomparsa e confusa e un futuro pieno di dubbi e preoccupazioni. E’ questa la situazione che vivono i baristi di Foligno in seguito all’inserimento anche della città della Quintana in zona rossa, vero e proprio colpo di grazia dopo le già complicate settimane di zona arancione. “Questa non è l’aria per andare in paradiso – attacca Barbara, titolare di Beddini di Viale Ancona – Vengono solo i clienti affezionati e gli incassi si sono definitivamente azzerati. La mattina lavoro sì e no per un’ora, per il resto sono seduta su uno sgabello che mi sono portata da casa ad aspettare. Le spese da fare, però, non mancano mai. Ho anche ordinato delle cose per San Valentino, ma riuscirà a venderle? I 600 euro arrivati dal Governo sono stati una specie di elemosina che non sono serviti nemmeno a pagare la corrente. E’ difficile uscire da questa situazione, siamo stati dimenticati e non escludo che da qui a due o tre mesi sia costretta ad abbassare le serrande per sempre”.

Cristophe Locatelli dell’Antico Caffè della Piazza: “Basta farsi un giro in centro per capire com’è la situazione – dice - La gente non c’è perché non capisce se può venire a prendere un caffè d’asporto al bar oppure no. Non capisco come sia potuto succedere che siamo passati in zona rossa. C’è poco da dire: aspettiamo e vediamo che succede”. 

Lo storico bar Merendoni: “Lunedì è stato un disastro perché avevamo preparato troppa roba che poi abbiamo dovuto buttare via – racconta Gianni – Oggi (martedì 10 febbraio, ndr) abbiamo fatto di meno, ma non so quanto riusciremo a vendere. La clientela, infatti, non capisce se può venire almeno per l’asporto o se deve restare a casa. Gli incassi? Sono metà della metà rispetto ai periodi normali. Aspettiamo fiduciosi, ma non è facile, anche perché le spese, tra affitto, bollette e dipendenti, non mancano mai. Anche se siamo molto conosciuti a Foligno, il giro di gente è davvero ridotto”.

“Se andiamo avanti così, il 90% delle attività commerciali non riaprirà – è il pensiero di Patrizia Salvucci di Umami Bar – e se si ferma il commercio, si ferma tutto il resto. I clienti non ci sono più, visto che i negozi sono chiusi. Qualcuno ci deve aiutare, servono informazioni più chiare riguardo a quello che si può fare, altrimenti per noi diventa impossibile andare avanti. Eravamo abituati a lavorare tutto il giorno, mentre ora abbiamo 13 dipendenti a casa. Noi abbiamo ristrutturato tutto per lavorare in sicurezza. Il problema dei contagi non dipende dai bar”.