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Perugia, crediti Iva inesistenti: 5 imprenditori ai domiciliari e sequestri per 8 milioni

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Sequestri per otto milioni di euro, cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e 4 misure interdittive di sospensione dall'esercizio della professione per 4 professionisti coinvolti. E' questa la misura eseguita stamattina dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria della finanza di Perugia su disposizione del Procuratore di Perugia, Raffaele Cantone. L'inchiesta ha coinvolto esperti del settore fiscale e società operanti in tutto il territorio nazionale e all’estero, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, mediante l’utilizzo di crediti IVA inesistenti, nonché del reato di autoriciclaggio dei proventi illeciti dell’evasione fiscale.

 

 

L’attività investigativa, muovendo dall’analisi di contratti di cessione del credito caratterizzati da profili di anomalia, quali, ad esempio, la ricorrenza di professionisti intervenuti nella transazione, la rapida alternanza nelle cariche societarie delle entità coinvolte, anche da parte di soggetti nullatenenti o sconosciuti al Fisco, ha consentito di acclarare l’esistenza di un’associazione criminale che, nel tempo, ha costituito e gestito un vero e proprio mercato di crediti IVA inesistenti, con lo scopo di commercializzarli e riciclare i proventi illeciti, attraverso il trasferimento delle somme di denaro a persone compiacenti e società, anche estere, in assenza di rapporti economici e commerciali.

 

 

Le indagini, eseguite con l’ausilio di accertamenti finanziari, acquisizioni documentali e di informazioni da parte di persone informate sui fatti, ma anche mediante servizi di appostamento e osservazione dei soggetti indagati, hanno svelato il meccanismo fraudolento messo in piedi dal gruppo che prevedeva l’intestazione fittizia a prestanomi nullatenenti, il più delle volte con precedenti penali specifici, di società inattive, ovvero l’utilizzo della ragione sociale all’insaputa del contribuente, con l’ausilio di professionisti compiacenti che, di volta in volta, si sono occupati della trasmissione delle dichiarazioni o dell’apposizione del visto di conformità, richiesto dalle disposizioni normative, per avvalorare la veridicità del credito. I crediti IVA inesistenti venivano, quindi, ceduti a società gestite dall’organizzazione che provvedevano a chiederne il rimborso. Condividendo le ipotesi accusatorie formulate dal pubblico ministero. il Giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari avendo rilevato che “il pericolo di reiterazione di condotte delittuose della medesima indole sussiste in termini di rilevante gravità, in quanto l’attività illecita risulta essersi protratta nel tempo né è cessata”. Inoltre, “il conseguimento di profitti illeciti significativi rende praticamente certo” che gli indagati “ove non sottoposti ad adeguata misura, possano continuare la precedente attività, con gravissimo danno per l’Erario”.